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Forza Nuova dopo l’aggressione a Ursino: “Bisogna cercare di capire la realtà e non demonizzarla”

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In via Dante, una delle strade più movimentate di Palermo, ieri sera Massimo Ursino,  responsabile provinciale di Forza Nuova, è stato accerchiato da almeno sei persone. I sei aggressori, vestiti di nero, hanno legato mani e piedi del leader di Forza Nuova con nastro adesivo da imballaggio per poi pestarlo a sangue. Secondo i testimoni , insieme ai sei c’era una ragazza intenta a riprendere il pestaggio con un cellulare. Un’ora dopo è approdato in rete il video dell’aggressione in cui insieme alle urla lancinanti della vittima una ragazza ride e commenta: << Non è successo niente, è uno scherzo…>>. Dopo una lunga notte, Ursino ha lasciato l’ospedale Civico di Palermo questa mattina. I medici gli hanno diagnosticato una prognosi di venti giorni.

“A Palermo non c’è spazio per il fascismo”

E subito dopo l’aggressione, insieme al video, era giunta in rete anche una nota anonima per rivendicare il raid.

“A pochi giorni dall’arrivo in città di Roberto Fiore, atteso in città per un comizio in conclusione della campagna elettorale Massimo Ursino, uomo di spicco e dirigente nazionale del partito Forza Nuova, è stato colpito in modo esemplare mentre passeggiava per le vie del centro. E’ stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilita’ di fuggire”. “Chi afferma che esista una ‘minaccia fascista’, a Palermo come in tutta la Sicilia – prosegue la nota – dovrà ricredersi: questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere sè stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico. I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista, nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo”.

Provenzale, “Le azioni indicano la natura di una persona, di un gruppo politico, di un sodalizio. Reagire non è nel nostro stile”

All’indomani del pestaggio, la sede di via Villa Florio riapre le saracinesche. Il segretario regionale Giuseppe Provenzale commenta: “abbiamo reagito con il nostro solito modo di fare, cioè abbiamo ricominciato l’attività, che era stata interrotta a causa dell’aggressione e abbiamo ripreso il nostro lavoro“. E mentre sale la tensione, in attesa della visita del segretario nazionale Roberto Fiore di sabato 24 febbraio, Provenzale prosegue:

Rispetto all’incontro di sabato confermiamo tutto. Nessuna preoccupazione, è la nostra vita. È ovvio che in periodo di campagna elettorale il nostro candidato Presidente del Consiglio terrà un comizio a Palermo, che sarà assolutamente pacifico. Reagire non è nel nostro stile. Peraltro, non si può autorizzare una contro manifestazione. Come si fa a manifestare contro un comizio elettorale? Non ha nessuna logica e non è previsto dalla legge. Vedremo come si comporteranno le autorità. Siamo interessati a capire in concreto cosa accadrà adesso“.

Sulla nota diffusa ieri, il segretario regionale commenta sottolineando i problemi affrontati soprattutto negli ultimi mesi:

La nota ricorda il linguaggio e le modalità delle Brigate Rosse, oltreché un comportamento tipicamente mafioso. È gente che si qualifica da sé con i comportamenti che ha. Le azioni indicano di che natura è fatta una persona, un gruppo politico, un sodalizio. Noi facciamo tutt’altro. I cattivi diventano buoni, i buoni diventano cattivi. Bisogna cercare di comprendere la realtà e non demonizzarla, come è stato fatto da mesi e mesi

 

 

Un piano per il fiume Oreto: l’idea di Igor

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Il protagonista della storia che stiamo per raccontarvi è Igor D’India, trentatreenne palermitano, che ha postato un video che ha conquistato la rete in sole tre settimane. Igor di mestiere fa il videomaker e dal 2005 gira il mondo in cerca di storie. Ultimamente ha realizzato un reportage per raccontare le condizioni del fiume Oreto di Palermo che, come tutti i palermitani sanno, è stato a lungo abbandonato a se stesso e, pertanto, non versa in buone condizioni.

Oggi abbiamo raggiunto telefonicamente Igor, che ci ha raccontato le sue idee in merito. E non solo.

Al momento non esiste un progetto vero e proprio. Ho espresso la mia opinione tramite un video che è diventato virale e in tempi record ha coinvolto istituzioni e associazioni”, ci racconta con voce ancora sorpresa. Igor, infatti, non immaginava che quest’idea avrebbe avuto così tanto successo. “Il video era semplicemente uno dei contenuti che condivido sul mio blog e sui miei canali“.

DA COSA È NATO L’INTERESSE VERSO IL FIUME

Il giovane ci spiega che  negli ultimi anni ha avuto la possibilità di conoscere moltissime realtà fluviali grazie a “The Raftmakers“, progetto che uscirà in primavera. “Il mio piano di recupero del fiume Oreto prende spunto dai piani che ho visto attuare e che hanno avuto successo. In questo piano è prevista la collaborazione tra istituzioni e associazioni e sicuramente in un secondo momento anche di varie aziende”.

IL FUTURO E LA FORZA DELLE IDEE

Per discutere di questa idea, proprio qualche giorno fa  si è svolto a Palermo un incontro tra associazioni culturali e ambientali e istituzioni. “Ho visto tantissimo entusiasmoracconta Igor– e sorprendentemente tutti hanno guardato al futuro, senza soffermarsi su sterili polemiche  e accogliendo il mio appello. Sembra che sia stato messo il primissimo mattone per costruire questo ponte immaginario tra noi e il fiume”. E continuando a parlare di progetti futuri, non mancherebbero buoni propositi per ridar vita al fiume. Sarebbe previsto nei prossimi tre mesi un altro incontro tra la Regione e i comuni di Palermo, Altofonte e Monreale e proprio dopo questo atteso appuntamento potrebbero cambiare le sorti dell’Oreto.

Dobbiamo tener vivo il dibattito con nuove idee. Far circolare idee è essenziale ed efficace, soprattutto per mezzo dei video e di internet. Ma l’idea non basta. Bisogna attuare da principio un piano operativo, anche a piccoli passi

“DO WHAT YOU CAN’T”

Il videomaker a Febbraio lascerà l’Italia per una spedizione in Alaska fra i ghiacci dell’Artico e in mezzo agli indiani d’America. “Vado a scoprire come si vive oggi nei ghiacci del grande Nord“. “Non hai paura?” chiediamo.

Concludendo, risponde: “Dubbi mai, paura sempre. La mia paura è una paura buona, che mi mantiene attento. Una paura costruttiva che non mi paralizza. Non ho ancora fatto abbastanza e c’è davvero poco tempo. Fate quello che non potete, diceva Casey Neistat. È questo uno dei miei motti preferiti”.

 

La lunga battaglia di un ristoratore contro l’abusivismo

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Quasi un anno è ormai trascorso da quando vi avevamo raccontato la vicenda di un ristoratore palermitano, Francesco Capizzi, che da anni denunciava la presenza di attività abusive in una nota piazza nel cuore di Palermo. Lo scorso gennaio Capizzi riceveva una bottiglia incendiaria contro il proprio locale. Si era allora parlato di atto intimidatorio.

Lo abbiamo incontrato questa mattina e, a distanza di un anno, niente è cambiato. O quasi.

Vediamo cosa sta succedendo.

UNA DELIBERA POCO “CONOSCIUTA”

Francesco Capizzi ci ha accolti all’interno del proprio locale a Piazza Olivella. Ci racconta della battaglia che da anni porta avanti a favore della legalità. Spesso è stato definito “sbirro“, ma questo non ha mai rappresentato un problema per Capizzi, che dal 2013 denuncia situazioni di abusivismo all’interno della piazza. Insieme a lui gli abitanti del quartiere hanno dato vita a un’organizzazione, il “Comitato Olivella Monteleone“.

Infatti, come riferisce Capizzi,  per i malcapitati abitanti di questa zona riposare è diventato impossibile a causa di urla, schiamazzi e cori da stadio di passanti, spesso in preda ad alcol e droga.

Nel corso degli anni, Capizzi ha denunciato la presenza di molte irregolarità: pedane installate sopra i tombini, suolo pubblico che “si amplia” in base all’affluenza, ristoranti che si trasformano in discoteche.

Poi, ci parla di una delibera emanata a settembre 2014, la 252, che finalmente “elenca dopo tanti anni dei canoni specifici, ad esempio per ciò che concerne i gazebi“, che tuttavia ad oggi non mancano nella piazza in questione. Secondo questa delibera, dunque, tutti i ristoratori che avevano posto un gazebo innanzi alla propria attività avrebbero dovuto provvedere a smontarlo già nel lontano 2014.


 

Purtroppo, sembra che molti locali della piazza continuino a non attenersi alle regole.

Porto avanti una vera e propria battaglia perché se c’è un regolamento deve essere uguale per tutti

LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI?

L’attività di Francesco è andata avanti per anni, ma nell’ultimo periodo le cose sono notevolmente cambiate.

Ci siamo esposti molto per questa battaglia e non abbiamo ricevuto alcun sostegno, anzi siamo stati attaccati. Dopo i controlli di gennaio scorso abbiamo ricevuto una bottiglia incendiaria

Francesco racconta che, in seguito a un controllo eseguito recentemente soltanto presso il suo locale,  dovrà pagare una multa di 6666,67 euro per una birra somministrata dopo le tre e mezza.

Non ho nulla da ridire sul controllo effettuato, ma se la legge è uguale per tutti perché è stato attaccato soltanto il mio locale? Non sono l’unico ad aver somministrato una birra dopo le tre e mezza. Se presento un esposto, subisco un controllo

Per provare a recuperare la situazione, Capizzi ha organizzato una raccolta fondi.

Anche il SUAP, dopo una serie di pec senza risposta, aveva riscontrato tutti gli abusi che erano stati denunciati e richiesto un controllo da parte della Municipale.

Purtroppo, anche questo non ha cambiato la situazione.

 

Brunori Sas, ora vi racconto chi è Dario

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Brunori Sas a Moralizzatore.it <<È un mestiere, il mio, che induce a guardarsi  più allo specchio che intorno. Più che chiedermi “io chi sono”, di solito mi chiedo “io quanti sono” e allora posso dirti che io sono sempre io>>. Intervista al cantautore calabrese disco D’Oro e miglior artista Indipendente 2017.

A ridosso del Natale si sa, si è tutti più buoni. E noi di Moralizzatore.it svestiamo per un po’ i panni di predicanti e predicatori e, senza togliere il lavoro a nessuno, vogliamo farvi (e farmi) un grande regalo. Abbiamo intervistato per voi il cantautore dell’anno, premiato Miglior Artista Indipendente 2017.  Dario Brunori, leader e frontman dell’omonima band Brunori Sas, tra un’attenta analisi del presente e arguti pronostici per il futuro, racconta e si lascia raccontare con semplicità e ironia. L’intervista, a colpi di emoticon ed email, si è risolta in un’interessante chiacchierata con un ragazzone sagace, beffardo e davvero molto genuino. Caratteristiche queste, che con intensità e naturalezza è riuscito a trasmettere anche nei testi delle sue canzoni. “Non solo canzonette” per dirla con qualcuno…

<<Che tra il disilluso e l’illuso, io preferisco sempre il secondo>> . L’espressione, che potrebbe essere la perfetta frase da bacio perugina, è in realtà l’azzeccato commento che, da bravo paroliere, Brunori fornisce alla domanda “A quanti dicono che la Calabria non è un posto per giovani cosa rispondi?“.

Essere disillusi è molto semplice e al contempo è una forma di illusione, perché nega la possibilità di un cambiamento, che è una fesseria assoluta ed è la convinzione peggiore che possa attraversare un essere umano. Pensa a Martin Luther King, per dirne uno. È ovvio che questo non vuol dire essere dei “poveri illusi” e vivere la vita come fosse sempre una favola. Bisogna esser coscienti del fatto che le criticità sono tantissime, su livelli differenti, sia economici che culturali,  e che ci vorrà del tempo affinché si arrivi ad una condizione paragonabile ad altri luoghi della penisola. Insomma bisogna non cedere alla rassegnazione da un lato e dall’altro cercare di essere critici e anche pragmatici, alzarsi le manichelle insomma…

Secondo recenti statistiche la Calabria è tra le principali regioni col più alto tasso di “emigrati” e fuorisede. 350 mila sono i calabresi iscritti all’anagrafe residenti all’estero, senza contare quelli che vivono in altre regioni d’Italia. Allo stato attuale, credi si possa tentare di cambiare le cose?

Certo, anche perché le cose cambiano inevitabilmente, bisogna solo decidere in che modo partecipare a tale cambiamento e come direzionarlo. Io sono abbastanza new age in questo senso, parto sempre dal cercare di cambiare me stesso per poi di conseguenza esercitare  un’influenza su chi mi sta intorno. Di questo sono certo perché l’ho sperimentato, soprattutto da quando ho iniziato  a fare il mestiere canterino.

Su il Magazine de Il sole 24 ore hai dichiarato: <<Di pietra il mondo di mio nonno, di vento quello di mio figlio. E io, che galleggio sull’acqua destinato inesorabilmente a evaporare?>> Cosa ha significato per te evaporare?

Ho voluto usare quest’immagine rifacendomi alla visione di Zygmunt Bauman di una“società liquida”, intendendo descrivere l’epoca attuale come caratterizzata dalla mancanza di punti di riferimento solidi, rispetto al passato. In questo senso mi immaginavo che noi nati alla fine degli anni ‘70 siamo un po’ una generazione liquida destinata a evaporare, siamo gli ultimi che probabilmente si porranno il problema di punti di riferimento solidi. Insomma ancora non mi sento evaporato, ma ho come l’impressione che dovrò fare grandi sforzi di comprensione del mondo intorno a me per potermi adeguare al cambiamento senza per questo intaccare la mia natura essenziale.

In questo continuo evaporare, cosa porti con te della tua Calabria e cosa lasci?

Della Calabria porto con me lo sguardo, nel bene e nel male. La “calabresità” che mi piace predilige la sobrietà alla spettacolarizzazione, soprattutto dei sentimenti. Penso che la nostra sia una terra che educa a un pragmatismo molto spinto, in cui non c’è molto spazio per il volo. D’altro canto, se ben dosata, questa visione della vita torna utile anche a chi scrive canzoni come me (“canzoni che ti salvano la vita…” ndr), perché mi dà la misura del reale e forse bilancia un mestiere che spesso e volentieri tende a guardarsi più allo specchio che intorno.

Il tuo nuovo album si intitola “A casa tutto bene”. Qual è questa casa di cui parli e canti?

La casa di cui parlo non è solo quella delimitata dalle quattro mura materiali. La casa di cui parlo è soprattutto quella mentale, quella in cui spesso ci rifugiamo per paura di un mondo esterno che ci appare sempre più minaccioso e che però non ci permette di affrontare le nostre paure e di aprirci agli altri. La casa di cui parlo è una sorta di campana di vetro insomma, in cui si sta comodi ma come dire con poca soddisfazione. Ho scritto un disco totalmente fatto in casa, col desiderio che fossero le canzoni stesse a strapparmi fuori dalla porta e così è stato.

Chi è Dario? Il cantante-cabarettista che prende e si prende in giro sul palco, e che abbiamo abbondantemente imparato a conoscere seguendoti in tour e nei teatri, o il cantautore un po’ nostalgico un po’ incazzato con la vita?

Uno, nessuno e centomila”, per citare un autore al mio stesso livello (ride, ndr). Dobbiamo essere coscienti del fatto che in noi abita un condominio, fatto di personaggi non sempre d’accordo gli uni con gli altri. L’idea che ci sia un solo “Io” è del tutto semplicistica. Più che chiedermi “Io chi sono?”, di solito mi chiedo: “Io, quanti sono?”. Ecco allora che, rispetto alla tua domanda, posso dirti che sono sempre io, sia quello nostalgico che quello un po’ cazzone. Ed è bello che sia così, perché solo le cose finte hanno sempre lo stesso aspetto, le cose vive no.

Dario con le donne com’è? hai da poco festeggiato 19 anni di fidanzamento con la tua compagna (Simona Marrazzo). Ti va di rivelarci qualche aneddoto o segreto sul vostro rapporto?

Sì, siamo entrambi appassionati di divano e plaid, penso che se uno dei due dovesse un giorno spogliarsi della propria pigrizia casalinga sarebbero guai. Quasi 20 anni di onorato divano, è questo il segreto di una coppia che regge.

Cibo, sesso e musica. In un’altra vita a cosa rinunceresti

Al cibo, visto che al sesso ho già rinunciato in questa.

Fra 40 anni ti immagini sdraiato a prendere il sole sulla “spiaggia di Guardia rovente” o immerso nella “metropoli che ancora incanta”?

Fra 40 mi immagino sdraiato sotto terra, o meglio in mare sotto forma di cenere.

Il tuo più grande rimpianto nella vita?

Il fatto che mio padre non abbia visto tutto ciò che di bello mi sta accadendo, soprattutto l’affetto che ricevo dalla persone. Era una cosa a cui lui teneva molto, sono convinto che ne sarebbe stato orgoglioso.

La soddisfazione più grande?

Aver rilasciato questa intervista .

 

Brunori Sas dagli esordi al successo

Dario Brunori, classe 1977, nasce a Joggi (frazione di Santa Caterina Albanese) e trascorre gran parte dell’adolescenza a Guardia Piemontese, altro comune della litoranea cosentina.  Imprenditore mancato e neo-urlatore italiano – come si auto celebra sulla sua pagina Facebook – esordisce discograficamente nel 2003, con il collettivo Minuta. Da autore di musiche e canzoni per alcune serie di animazioni televisive, decide di rigettarsi a capofitto nell’universo tanto selettivo quanto affascinante del cantautorato italiano, utilizzando, a partire dal 2009, lo pseudonimo di Brunori Sas. Omaggio, quest’ultimo, all’impresa edile dei genitori, promotore della realizzazione di diverse incisioni.

Accompagnato da Simona Marrazzo (cori e percussioni), Dario Della Rossa (piano e tastiere), Mirko Onofrio (sax e fiati) e Massimo Palermo (batteria) pubblica  “Vol.1” con cui si aggiudica il Premio Ciampi 2009 come miglior disco d’esordio e la Targa Tenco 2010 come miglior esordiente. A due anni esatti torna sulla scena con “Vol. 2- Poveri Cristi” che segna l’entrata in pianta stabile nella band del violoncellista Stefano Amato e l’inaugurazione della Picicca Dischi. Nuova etichetta discografica di cui Brunori è co-fondatore insieme a Simona Marrazzo e Matteo Zanobini. 

Nel 2012, la canzone “È nata una star” viene scelta come colonna sonora dell’omonimo film con Rocco Papaleo e Luciana Litizzetto. Nel 2013 si apre quello che è stato definito come il “never ending tour” durato più di tre anni, di “Brunori senza Baffi” a Teatro. Nel 2014, con l’uscita del nuovo album “Vol.3- Il cammino di Santiago in taxi” si aggiudica il secondo posto su iTunes e il primo su Spotify come artista più ascoltato. Continua ad alternarsi tra palco e cabaret portando in scena nei teatri d’Italia “Brunori Srl- una società a responsabilità limitata“.

Il 20 Gennaio 2017, viene lanciato il nuovo album “A casa tutto bene“, con un tour completamente sold-out  che lo consacra finalmente nell’olimpo del cantautorato italiano. Il 27 luglio riceve il premio “Pimi Speciale” del MEI  con cui viene insignito del titolo di miglior artista indipendente dell’anno; il singolo “La Verità” ottiene la Targa Tenco 2017 come Miglior Canzone dell’anno. Dall’1 agosto, “A casa tutto bene” è disco d’oro.

Tra Malùra e speranza. Il nuovo libro di Carlo Loforti in un video

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Domenica si vota. Ma cosa ne pensano i siciliani?

Malùra, nel dialetto siciliano, indica uno stato fisico ed emotivo di crisi profonda, in cui la stessa sopravvivenza dell’individuo è messa in discussione. Malùra è anche il titolo del nuovo romanzo di Carlo Loforti, edito da Baldini&Castoldi e in libreria da novembre. E tra malùra e speranza oscilla lo stato d’animo dei siciliani a poche ore dal voto. Per queste ragioni il filmaker Alessandro Di Piazza ha realizzato un video che misurasse il polso dei cittadini in vista di queste elezioni. Un vox populi divertente, ambientato nell’antico mercato del Capo di Palermo, che svela preferenze, rabbia, freddure, disillusioni e speranze dei cittadini, mettendo l’accento sul proverbiale colore e sulla creatività dei siciliani.

Il video restituisce parte delle atmosfere del romanzo di Loforti, una tragicomica commedia on the road ambientata tra Sicilia e Calabria che con leggerezza racconta il lato dolce e quello amaro del sud più profondo. Protagonista è Mimmo Calò, ex star di una trasmissione sportiva locale, uscito da un carcere palermitano dopo 13 mesi di custodia cautelare. Non ha un piano, non ha un lavoro, non ha più una moglie. Ha solo una figlia, che però già a soli quattro anni sembra aver capito di doverlo odiare. “Ci si affeziona al ritmo frenetico di questa storia. A questi padri, figli, amici che vogliono riconquistarsi”: è il prestigioso endorsement di Simonetta Agnello Hornby per Malùra.

Tanto nel romanzo quanto nel video aleggia un quesito aperto: quale sarà la Sicilia dei prossimi anni? Ci sarà malùra o rinascita?

 

 

SCHEDA LIBRO

Titolo: Malùra

Autore: Carlo Loforti

Casa editrice: Baldini & Castoldi

Data di uscita: 2 novembre

Genere: Commedia

Prezzo: 16,00 euro

Prezzo eBook: 7,99 euro

Data di uscita: 02/11/2017

Pagine: 273

Sito web: www.carloloforti.com

Festival delle Letterature Migranti 2017

in Cultura/Home di

150 ospiti, 100 incontri, 50 libri, 15 luoghi che costruiscono una vera e propria guida interpretativa al nostro Contemporaneo: torna a Palermo dal 4 all’8 ottobre la terza edizione del Festival delle Letterature migranti

Torna dal 4 all’8 ottobre a Palermo il Festival delle Letterature migranti, promosso dal Comune di Palermo e dall’Associazione Festival delle Letterature migranti. Centinaia di autori da tutto il mondo, artisti, registi, giornalisti, docenti per raccontare le migrazioni come condizione ordinaria, e non più straordinaria, della vita dei popoli. 100 incontri e 50 libri che costruiranno una vero e proprio cifrario del contemporaneo. Un Festival che valorizza la natura migrante della stessa letteratura e gli autori capaci di dialogo tra culture differenti.

Tra i tanti ospiti: il pianista Ramin Bahrami; gli artisti Gili Lavy, Luigi Serafini, Letizia Battaglia, Serena Vestrucci; gli scrittori Fabrice Oliver Dubosc, Luca Briasco, Massimo Zamboni, Patrick Ourednik, Moshe Khan, Frank Westermann, Mustafa Khalifa, Flore MurardYovanovitch, Francesca Borri, Shady Hamadi, Mia Lecomte, Samar Yazbek, Anilda Ibrahimi, Francesca Melandri, Giordano Meacci, Leonardo Bianchi, Alessandro Portelli, Giosuè Calaciura, i giornalisti Marco Revelli, Corrado Stajano, Piero Melati, Domenico Quirico, Donatella Di Cesare, la regista Sue Clayton, l’onorevole Luigi Manconi, gli studiosi Paolo Fabbri e Franco Farinelli, il critico Dario Zonta, l’attore Vincenzo Pirrotta.

Il programma dell’iniziativa si annuncia ancora più denso e articolato rispetto alle edizioni precedenti con decine di tavole rotonde, presentazioni di libri, incontri nelle scuole, letture, workshop, mostre, proiezioni cinematografiche, performance teatrali, un inedito progetto musicale e un unico punto di vista: quello della mobilità come diritto, dell’incontro tra culture e del dialogo tra fedi differenti.

Protagonista, ancora una volta, sarà il centro storico di Palermo, città multiculturale per geografia e vocazione, territorio di accoglienza e integrazione di popoli e di lingue che ospiterà gli incontri in ben 19 sedi: all’Archivio Storico, a Palazzo Steri, a Piazza Bellini, a Palazzo delle Aquile, al Teatro Biondo, alla GAM, al Teatro Massimo, al Museo Pasqualino, nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza, a Palazzo Branciforte, al Museo Salinas, al Teatro Garibaldi, all’Accademia di Belle Arti, al Conservatorio Bellini, al Complesso di Sant’Antonino, alla Biblioteca comunale di Casa Professa, alla Missione di Speranza e Carità, all’Arsenale Regio, a Èglise.

SCOPRI TUTTO IL PROGRAMMA DEL Festival delle Letterature Migranti [letterature/musica/cinema/arti visive]

Le letterature

Il Festival propone cento conversazioni letterarie a partire da 50 libri a cui prenderanno parte circa 150 tra autori e discussant (una comunità, questi ultimi, di autori, critici, docenti, esperti e giornalisti palermitani o a Palermo residenti). Il programma letterario è diviso in sei cornici tematiche: la sezione Alfabeti dedicata ai fenomeni della contemporaneità; Lost (and Found) in Translation sul tema della traduzione; Palermo a pezzi sul racconto della città di Palermo; Meticciati in cui si riflette sull’esperienza della mescolanza; la sezione Terre perse dedicata al tema dei luoghi che mutano la propria identità; Come stare al mondo, sezione che ospita interventi di autori che in modi diversi – dalla scrittura narrativa al reportage televisivo – si confrontano con il racconto di come gli esseri umani stiano al mondo.

Il programma, redatto da un comitato guidato da Davide Camarrone, direttore del Festival, giornalista e scrittore, e dallo scrittore Giorgio Vasta, costituisce una sorta di guida al Contemporaneo, di canone, di cifrario per l’interpretazione del tempo convulso che stiamo vivendo: attraversato da migrazioni di popoli e di culture, sconvolto da un’emergenza ambientale e da crisi e conflitti. Tra gli autori, numerosi testimoni italiani, europei e provenienti dall’Africa, dal Medio e dall’Estremo Oriente. Tra questi segnaliamo Frank Westerman, giornalista e scrittore olandese, la scrittrice e giornalista Flore Murard-Yovanovitch, lo psicologo Fabrice Olivier Dubosc, che riflette sulle possibili forme di una psicologia coloniale, la scrittrice e giornalista siriana Samar Yazbek, lo scrittore ceco Patrik Ouredník.

Dichiarano il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla Cultura, Andrea Cusumano

 

“Il Festival delle Letterature Migranti ha a Palermo la sua più naturale collocazione perché Palermo è sempre più la capitale dell’incontro fra le culture e delle culture migranti e dei migranti. Il calendario di questa terza edizione si preannuncia pieno di eventi, incontri e stimoli che sono, materialmente e nello spirito, un prologo a quanto stiamo programmando per l’anno in cui Palermo sarà capitale non solo della cultura italiana, ma soprattutto delle culture che qui hanno luogo di espressione e reciproco arricchimento”.

Dichiara Davide Camarrone, direttore artistico del Festival

“Questa terza edizione proporrà non un semplice programma letterario, un calendario di appuntamenti, ma una sorta di canone interpretativo: 50 libri di 50 autori, non tutti ancora in vita, che giudichiamo essenziali alla comprensione del Contemporaneo. 50 libri da leggere in un anno. 50 libri per circa 100 incontri, sui temi delle migrazioni fisiche e di quelle immateriali. Grande spazio alle storie, alle avanguardie, ai diritti umani, al tema delle traduzioni e della conoscenza di culture differenti. Abbiamo verificato quale sia l’interesse degli autori e delle case editrici, e abbiamo ricevuto sostegno e incoraggiamento. E poi, l’arte contemporanea, con nuove importanti partnership (tra le quali Contrasto e Merz), la musica, con la residenza di Ramin Bahrami, il cine doc e la collaborazione con il Teatro Biondo. Differenti linguaggi, migrazioni tra generi e narrazioni. E infine, abbiamo messo insieme decine di istituzioni e fondazioni, soggetti pubblici e privati, esponenti di comunità e religioni differenti. Oltre cento, gli appuntamenti. Grazie ad una squadra di consulenti davvero straordinaria (Giorgio Vasta, Agata Polizzi, Dario Oliveri, Andrea Inzerillo), ad un comitato scientifico costituito da docenti e intellettuali e ad un team organizzativo esperto e instancabile. Tanti i discussant con i quali gli ospiti si confronteranno: una comunità tutta palermitana, perché Palermo è un luogo interessante, un interessante punto di vista ma è soprattutto un’interessante griglia interpretativa del nostro tempo. Tanti, i volontari. Per un’altra parola chiave del nostro tempo: condivisione. In una città accogliente. Per il Comune di Palermo, primo sostenitore della manifestazione, il Festival delle Letterature migranti è una scelta strategica, che dice della città, del cammino percorso e del suo ruolo di pace e dialogo nel Mediterraneo, in un momento molto difficile”.

 

Allerta meteo Sicilia

in cronaca/Home/Palermo/Venezia di

[PALERMO] All’una della notte del 11 settembre si è scatenato un forte nubifragio come previsto dall’allerta meteo diramata dalla Protezione civile della Regione siciliana che ha diramato un preallarme arancione. Come da previsione molte le città colpite della Sicilia tirrenica.

Palermo subito in tilt dopo pochi minuti dall’inizio della perturbazione. Danni, feriti e molteplici disagi registrati nella prima ora di maltempo.

Quando il buongiorno non si vede dal Mottino

in cronaca/Home/Social di

Tanto – troppo – si è detto sulla famigerata pubblicità del Buondì Motta, che ha avuto l’ardire di sacrificare sia la mamma che il papà di una ragazzina innocente (peraltro definita una “deficiente odiosa” nel migliore dei casi, alla faccia del garbo e dei buoni sentimenti) sull’altare dell’ironia. Ed è, molto evidentemente, l’altare di una chiesa che in molti hanno smesso di frequentare. Peccato.

Peccato perché potremmo farci tutti una sonora risata se, diradatosi il polverone, saltasse fuori che il caso mediatico è stato gonfiato ad arte dagli stessi autori dello spot – e non è per fare i  complottisti, c’è un po’ po’ di letteratura su questo genere di marketing “monello”, che dai principi dell’agenda setting ha fatto derivare pratiche assai più becere di manipolazione dei media. Tutto, insomma, purché se ne parli (e anche questa, ça va sans dire, non è farina del mio sacco).

Peccato anche perché non c’è, credo, nessuna differenza tra la violenza delle immagini che quest’orda di perbenisti si affanna a denunciare, e quella delle espressioni usate per esprimere il… vabbé, chiamiamolo “dissenso”. Anzi no, la differenza c’è ed è sostanziale: la prima è solo presunta, e se ci togliessimo i paraocchi saremmo in grado di vedere che è tutto talmente, palesemente, indiscutibilmente surreale e iperbolico che – toh, guarda, si stava a scherzà. È la seconda, la violenza dell’accanimento, dell’animosità e degli insulti senza filtri quella reale e  tangibile, concreta anche se fatta di pixel, più minacciosa perché sostenuta e fomentata da una certa dilagante, condivisa ottusità.

Io penso, molto francamente, che quelli di Saatchi & Saatchi abbiano fatto un ottimo lavoro. E “fare il loro gioco” scrivendo l’ennesimo articolo sul tema non mi turba; non è questo il punto. Così come il punto non è assolutamente snobbare o denigrare quelli che la battuta, qualsiasi sia la ragione, non l’hanno capita: loro non hanno riso, questo resta un fatto. Amen.

motta bondì
img. Antonio Viscido

Mi disturba, invece, e pure assai, il fatto che i social media stiano diventando i canali di un’indignazione aprioristica e indiscriminata; che sempre più spesso tendiamo a confondere il diritto – sacrosanto – di avere un’opinione sulle cose con il supposto dovere morale (ma de che?) di intavolare un dibattito in mondovisione su qualsiasi banalità, pretendendo che assuma la dignità di un affare di stato.

Nello specifico, per quelli come me che hanno studiato (o si interessano di) comunicazione, analizzare come una campagna di advertising riesca a trasformarsi in una notizia è interessante. Occhio però, in generale, alle “cause” a cui più o meno consapevolmente dedichiamo la nostra attenzione, e ai toni che scegliamo di usare. Grazie ai social, possiamo tutti contribuire a decidere l’ordine del giorno; il rischio più grande, tuttavia, è quello di avere un’agenda settata – vogliano perdonarmi i raffinati e i puritani – solo sulle minchiate.

È morto Massimo Amato, la storia del clubbing in Sicilia, domani i funerali.

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È MORTO MASSIMO AMATO:
Ieri a Palermo, per via di un male incurabile, si è spento il celebre organizzatore di eventi, Massimo Amato, aveva solo 52 anni. Tutto il settore piange la sua scomparsa, uno dei primi promotori del movimento house in sicilia, un’infinità di parties ed artisti. Partito dal Rebibbia Club ha proposto i migliori djs del mondo, diventando un’icona a Palermo. Già negli anni novanta Massimo aveva le idee chiare, la sua “Religion Dance Event” ha segnato un’era per i palermitani, portando Amato fino alle porte dello Space Ibiza, quest’utlimo lo aveva chiamato per la promozione del party “Gorgeous” nell’Isla spagnola.

LE ULTIME FESTE:

La sua storia recente è fatta di after, feste di nicchia e ospiti ricercati, ma non solo, la sua grande amicizia e la stima reciproca con Fabrizio Lo Cascio, lo ha reso protagonista delle ultime stagioni del Mob e di recenti concerti come quello dell’artista berlinese Paul Kalkbrenner, se c’è un uomo a cui sicuramente i clubbers siciliani devono molto, quello è Massimo Amato.
Alcune voci di corridoio, dicono che abbia chiesto proprio a Lo Cascio di portare avanti il suo ultimo progetto Area 5.1, perchè anche quando la salute cominciava a scarseggiare, l’unico pensiero di Massimo erano le feste, quelle per cui ha sempre vissuto, quelle che lo hanno reso uno dei più grandi, quelle per cui ci mancherà un amico, un fratello, un compagno, ma soprattutto un irripetibile professionista.

PIANGE LA SICILIA MA NON SOLO:

La compagna Laura chiede al web di rendere il giusto onore al suo nome, ma il web aveva già dato il suo responso, conferendo a Massimo la corona di re assoluto del movimento house in Sicilia.
Il celebre duo “Neverdogs” addirittura scrive: “Un ultimo saluto ad una persona speciale che nel 2005 ci ha dato la possibilità di suonare per la prima volta ad Ibiza allo Space. Ha reso un nostro sogno realtà. Non ti dimenticheremo mai Massimo Amato . Fai Buon Viaggio”. Anche i napoletani di Angels of Love lo ricordano su facebook, proprio come fa Lello Mascolo, dj storico di radio 105 che lo ricorda così: “ci credeva e ci ha sempre creduto, con l’entusiasmo di un bambino, ho sempre ammirato il suo amore incondizionato per il mondo della notte”.

I FUNERALI:

Per chi ha il piacere di rivolgergli un ultimo saluto, i funerali si terranno a Palermo, giorno 10 agosto alle ore 11:30 nella chiesa di Sant’Eugenio a piazza Europa.

Ciao Massimo, fare festa con te era più bello.

 

 

 

 

 

Rivoluzione nell’industria del sesso. È arrivata Harmony

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L’intelligenza artificiale trova applicazione in un ambito molto proficuo, quello del sesso, con un’invenzione molto particolare.

Stiamo parlando di Harmony, il robot del sesso che entrerà in commercio entro la fine dell’anno.

Il robot è stato ideato da Matt McMullen, fondatore di un’azienda che produce bambole in silicone, e somiglia più a una pornostar che a una comune donna. Con il “sex robot” l’umanità potrà dire addio alle bambole gonfiabili di una volta. Il Guardian, quotidiano londinese, annuncia una vera e propria evoluzione “2.0” di RealDoll, il modello precedente.

La caratteristica più straordinaria di Harmony è che il sex robot umanoide è in grado di interagire con il proprio proprietario. Parla, sorride, sbatte le ciglia e basta premere un pulsante per essere accontentati. Il “sex robot” prende l’iniziativa, elaborando dati e imparando cosa è in grado di procurare piacere sessuale e cosa no, proprio come una donna vera.

Con l’arrivo di Harmony non sono mancate le polemiche da parte dei femministi: “Le donne non sono oggetti da comprare, iniziative come queste sono discriminatorie, sessiste e riprovevoli”.

Ma McMullen replica:

È molto semplice: rendere la gente felice. Ci sono un sacco di persone che, per una ragione o per l’altra, hanno difficoltà a formare una relazione. Con Harmony ci proponiamo di dare a costoro un certo livello di compagnia, o almeno l’illusione della compagnia

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