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È morto Massimo Amato, la storia del clubbing in Sicilia, domani i funerali.

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È MORTO MASSIMO AMATO:
Ieri a Palermo, per via di un male incurabile, si è spento il celebre organizzatore di eventi, Massimo Amato, aveva solo 52 anni. Tutto il settore piange la sua scomparsa, uno dei primi promotori del movimento house in sicilia, un’infinità di parties ed artisti. Partito dal Rebibbia Club ha proposto i migliori djs del mondo, diventando un’icona a Palermo. Già negli anni novanta Massimo aveva le idee chiare, la sua “Religion Dance Event” ha segnato un’era per i palermitani, portando Amato fino alle porte dello Space Ibiza, quest’utlimo lo aveva chiamato per la promozione del party “Gorgeous” nell’Isla spagnola.

LE ULTIME FESTE:

La sua storia recente è fatta di after, feste di nicchia e ospiti ricercati, ma non solo, la sua grande amicizia e la stima reciproca con Fabrizio Lo Cascio, lo ha reso protagonista delle ultime stagioni del Mob e di recenti concerti come quello dell’artista berlinese Paul Kalkbrenner, se c’è un uomo a cui sicuramente i clubbers siciliani devono molto, quello è Massimo Amato.
Alcune voci di corridoio, dicono che abbia chiesto proprio a Lo Cascio di portare avanti il suo ultimo progetto Area 5.1, perchè anche quando la salute cominciava a scarseggiare, l’unico pensiero di Massimo erano le feste, quelle per cui ha sempre vissuto, quelle che lo hanno reso uno dei più grandi, quelle per cui ci mancherà un amico, un fratello, un compagno, ma soprattutto un irripetibile professionista.

PIANGE LA SICILIA MA NON SOLO:

La compagna Laura chiede al web di rendere il giusto onore al suo nome, ma il web aveva già dato il suo responso, conferendo a Massimo la corona di re assoluto del movimento house in Sicilia.
Il celebre duo “Neverdogs” addirittura scrive: “Un ultimo saluto ad una persona speciale che nel 2005 ci ha dato la possibilità di suonare per la prima volta ad Ibiza allo Space. Ha reso un nostro sogno realtà. Non ti dimenticheremo mai Massimo Amato . Fai Buon Viaggio”. Anche i napoletani di Angels of Love lo ricordano su facebook, proprio come fa Lello Mascolo, dj storico di radio 105 che lo ricorda così: “ci credeva e ci ha sempre creduto, con l’entusiasmo di un bambino, ho sempre ammirato il suo amore incondizionato per il mondo della notte”.

I FUNERALI:

Per chi ha il piacere di rivolgergli un ultimo saluto, i funerali si terranno a Palermo, giorno 10 agosto alle ore 11:30 nella chiesa di Sant’Eugenio a piazza Europa.

Ciao Massimo, fare festa con te era più bello.

 

 

 

 

 

Rivoluzione nell’industria del sesso. È arrivata Harmony

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L’intelligenza artificiale trova applicazione in un ambito molto proficuo, quello del sesso, con un’invenzione molto particolare.

Stiamo parlando di Harmony, il robot del sesso che entrerà in commercio entro la fine dell’anno.

Il robot è stato ideato da Matt McMullen, fondatore di un’azienda che produce bambole in silicone, e somiglia più a una pornostar che a una comune donna. Con il “sex robot” l’umanità potrà dire addio alle bambole gonfiabili di una volta. Il Guardian, quotidiano londinese, annuncia una vera e propria evoluzione “2.0” di RealDoll, il modello precedente.

La caratteristica più straordinaria di Harmony è che il sex robot umanoide è in grado di interagire con il proprio proprietario. Parla, sorride, sbatte le ciglia e basta premere un pulsante per essere accontentati. Il “sex robot” prende l’iniziativa, elaborando dati e imparando cosa è in grado di procurare piacere sessuale e cosa no, proprio come una donna vera.

Con l’arrivo di Harmony non sono mancate le polemiche da parte dei femministi: “Le donne non sono oggetti da comprare, iniziative come queste sono discriminatorie, sessiste e riprovevoli”.

Ma McMullen replica:

È molto semplice: rendere la gente felice. Ci sono un sacco di persone che, per una ragione o per l’altra, hanno difficoltà a formare una relazione. Con Harmony ci proponiamo di dare a costoro un certo livello di compagnia, o almeno l’illusione della compagnia

Nicolae, il topo d’appartamento romeno: “Grazie a Dio abbiamo un buon avvocato e voi avete delle pessime leggi”

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Nicolae V. è un romeno di 58 anni, che ha raccontato a Il Tempo perché ha scelto di esercitare la sua “professione”  in Italia e non nel proprio Paese.

Io rubo in Italia perché è molto più sicuro

L’uomo, che come avrete ben capito è un ladro, racconta di essere anche un carpentiere e proprio grazie al suo mestiere ufficiale riuscirebbe a intrufolarsi negli appartamenti dei malcapitati per ispezionarli.

Ufficialmente faccio il carpentiere. Non lo nascondo, mi aiuta: se entro in una casa in modo ufficiale poi per me è più facile tornarci in altro modo. Entro in casa, guardo, osservo, noto anche che vita fanno i padroni di casa, se hanno animali, se ci sono vecchi all’interno o baby sitter. Spesso così facciamo le doppie delle chiavi

Il malvivente spiega perché l’Italia è il Paese ideale per lui e per i suoi “colleghi”:

“Qui in Italia il vero rischio, per noi, è di ritrovarci davanti qualcuno armato oppure di incrociare una volante della polizia. Altrimenti è un gioco da ragazzi. Raramente chi ci sorprende reagisce. Il primo impatto è di incredulità, prima che capiscano qualcosa passa tempo”.

E continua:

Altre volte io e i miei compagni abbiamo commesso qualche errore e ci hanno arrestato. Grazie a Dio abbiamo un buon avvocato e voi avete delle pessime leggi. In Romania certe cose non sarebbero permesse, finisci dentro e non esci più. E lì da noi sono cattivi. Diciamo che per fare quello che facciamo noi, l’Italia è un posto ideale. A volte ci sorprendiamo anche noi per la velocità con cui usciamo. Ma non è sempre così, cambia da giudice e giudice

 

“IO SONO QUI”, un documentario di denuncia e testimonianze

in Cultura/Home/Palermo di

Quasi mille persone presenti la scorsa domenica al teatro Politeama di Palermo per la presentazione del documentario “IO SONO QUI” di Gabriele Gravagna, co-fondatore del collettivo On The Road Again Pictures.

Gabriele, classe 1986, è un giovane palermitano, che come tanti è stato costretto a cambiare città per seguire le proprie aspirazioni e per realizzare i propri sogni. Il documentario, che è stato girato a Palermo e che racconta le storie di alcuni ragazzi migranti e il lavoro degli operatori dei centri di accoglienza, è nato quando Gabriele ha accettato l’invito dell’Associazione Asante Onlus. L’obiettivo era quello di raccontare il fenomeno dell’immigrazione minorile, il funzionamento di un Centro di Prima Accoglienza per minori stranieri non accompagnati e il loro processo d’integrazione nella società d’arrivo.

Abbiamo intervistato Gabriele, che ci ha raccontato e spiegato questo progetto, che ha suscitato interesse e solidarietà tra coloro i quali hanno preso parte all’evento di domenica.

DA COSA È NATA QUESTA IDEA?

L’idea è nata dall’incontro tra me e alcuni responsabili del Centro di Prima Accoglienza. Quando ci siamo conosciuti, ci siamo chiesti che cosa sarebbe successo se avessimo raccontato le storie di questi ragazzi e il funzionamento del Centro di Prima Accoglienza. Abbiamo lavorato intensamente per circa due settimane. Poi mi sono accorto che per completare il lavoro era necessario raccontare il punto di vista dei ragazzi in maniera diretta“.

La particolarità del documentario è la descrizione realistica– e non costruita- delle vite dei ragazzi protagonisti. Gabriele spiega il perché di questa scelta con un semplice dettaglio: “Abbiamo scelto di non doppiare. I ragazzi hanno raccontato le loro storie e hanno comunicato con la loro tensione e le loro emozioni“. 

Il giovane regista racconta anche il fine di questo interessante progetto, che vuole essere “un lavoro divulgativo, drammatico ma non leggero, che punti sull’emotività ma che non diventi solo denuncia”. Infatti, “IO SONO QUI” vuole essere un modello di accoglienza, in questo caso proposto dall’impeccabile lavoro dell’Associazione Asante, ma replicabile- perché no- da altri centri di accoglienza.

“PER CONTRASTARE UN PREGIUDIZIO BISOGNA SMENTIRLO”

L’idea è quella di denunciare gli aspetti drammatici e inaccettabili, ma al tempo stesso dare una collocazione a livello sociale a queste persone, non concentrandosi soltanto sulla drammaticità del viaggio.

Il nostro è un approccio realistico e positivo nei confronti di una realtà drammatica, che purtroppo esiste. A livello mediatico è molto importante denunciare, ma ritengo che dobbiamo prestare attenzione ad altri aspetti. Se la gente continua a percepire il fenomeno dell’immigrazione come un disagio, non riusciremo mai a contrastare l’odio e altri sistemi di pensiero che non portano all’interazione. Per contrastare un pregiudizio bisogna smentirlo e questo documentario smentisce un grande pregiudizio.

Come già detto, il documentario racconta storie vere. I tre protagonisti principali, Omar, Magassouba e Dine, hanno catturato l’attenzione di tutti i presenti. Gabriele, che ha lavorato con loro sul campo, ce li racconta ancora un po’:

Sono eccezionali. Detto da loro, attraverso le interviste realizzate hanno avuto la possibilità di liberarsi da un peso, scoprendo la necessità di raccontarsi e di condividere queste storie. Ora vanno in giro per le scuole, raccontando il loro viaggio e questo diviene terapeutico per loro e utile per la società“.

il documentario racconta anche la storia della famiglia Pericolo, che ha accolto in casa propria Omar, uno dei tre ragazzi protagonisti. Il regista racconta il proprio incontro con questa famiglia:

Dalla mia esperienza vedo più integrazione e condivisione nei quartieri del popolo. È lì che la gente sembra accettare di più lo straniero; forse perché lavorano insieme, condividono lavori precari insieme e la famiglia Pericolo, così come ha aperto le porte a Omar le ha aperte a noi!

“UN PALERMITANO CHE ELOGIA UN ALTRO PALERMITANO”

E, infine, conclude con un importante messaggio:

Sono stato felice di aver visto il teatro pieno di persone e non l’avrei mai detto. È tempo di parlare di questo argomento e dovrebbe essere presa in considerazione ogni storia di accoglienza. L’immagine più bella che mi rimarrà è di Omar che dopo aver preso la parola, chiede immediatamente un applauso per la famiglia Pericolo e la gente in piedi che applaude. È un migrante che dice a un palermitano di elogiare un altro palermitano. E altrettanto bello è stato poter vedere il lavoro appassionato di giovani professionisti italiani all’interno dei centri di accoglienza

 

Palermo, Just Wine arriva in città con il giovane siciliano Enrico Gugliotta

in Cultura/Home/Palermo di

Da Milano è arrivata una novità a Palermo. Si tratta di Just Wine, un evento nato da un’ idea, trasformata in realtà da un gruppo di ragazzi. La novità di Just Wine consiste nell’organizzazione di serate che uniscano- a un prezzo standard – cena, drink e musica.

A Palermo Just Wine  arriva per la prima volta stasera, grazie al contributo di un ragazzo, Enrico Gugliotta, futuro enologo e wine lover. Sarà proprio lui a gestire l’intera serata.

Con entusiasmo Enrico racconta la propria motivazione, concentrandosi sul valore della realtà enologica in una regione come la Sicilia. La parola d’ordine è “sfida”:

Ho deciso di accettare non una, ma più sfide. La prima sfida sarà riuscire a rendere unica una serata, nonostante in città ci siano già organizzazioni di spessore. La seconda è quella di riuscire a far capire l’essenza di Just Wine: un nuovo format capace di unire buon cibo, buon vino e buona musica. Tutto sotto un unico tetto.

“La sfida enologica”

Ma la sfida più importante penso possa essere quella enologica. Siamo in Sicilia, la regione con la più alta percentuale di biodiversità. Si stima che solo come varietà di vitigni autoctoni in Sicilia ve ne siano iscritti ufficialmente circa 60, mentre altri sono in via di ufficializzazione e superano le 150 varietà. Sono numeri pazzeschi, ma c’è un problema: i vini siciliani per quanto possano essere buoni, non beneficiano del rispetto che meritano. La causa, secondo un mio parere e quello di docenti e colleghi, risiede nell’assenza di Wine marketing. Siamo nel 2017 ed è davvero ardua l’impresa di trovare vini moderni con bottiglie nuove

L’intento di Enrico è quello di studiare il comportamento dei consumatori, in occasione di una serata mondana, tramite studi statistici e test edonistico facciali.

Enrico è un giovane con le idee molto chiare e con entusiasmo annuncia un nuovo progetto:

Se l’evento andrà bene, girerò in lungo e  largo la Sicilia per poter far provare al pubblico ogni vino e creare settimanalmente degustazioni, anche se in modo alternativo. Il vino siciliano merita rispetto e a mio parere non ne ha ancora abbastanza

 

 

 

“Sei tu in questa foto?”, Attenzione al virus su facebook.

in Home/Tecnologia di

Moltissimi utenti sono stati colpiti da un virus, che circola su Facebook nelle ultimissime ore.

ATTENTI AL MESSAGGIO

Il virus in questione si diffonde tramite un messaggio ingannevole: “Sei tu in questa foto?

Non apritelo! Sembrerà un normale messaggio ricevuto da uno dei vostri contatti che rimanderebbe a un innocente link di Youtube.

In realtà, è una trappola utilizzata per invogliare gli utenti a cliccare. Basta un click e il virus si diffonderà ai vostri contatti attraverso il vostro account.

Bagheria, grillino prima rinuncia ai soldi e poi se li riprende

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Rinunciare si, ma solo in campagna elettorale. A Bagheria un ex assessore della giunta guidata dal sindaco Patrizio Cinque, ha pensato di fare una bella furbata. Infatti nel sito del comune di Bagheria se si spulcia nell’albo pretorio una atto di liquidazione non passa certo inosservato. Atto liquidazione con nome omesso, come si può leggere si tratta di 17 mila euro “restituiti” a x, il nome infatti viene omesso,  comprensibile, almeno la faccia la si vuole preservare. L’assessore anonimo in questione si legga nella nota, è stato in carica dal 17/06/2014 al 16/02/2016, e inizialmente aveva predicato in campagna elettorale che avrebbe destinato il suo 30% per un “fondo di solidarietà per le emergenze sociali”. Peccato però che le somme erano si state depositate, ma mai utilizzate cosi, Luca Tripoli, nome oscurato in determina, ma facendo due calcoli sulla data dell’incarico si risale subito al suo nome, ha deciso di batter cassa richiedendo, con tanto di nota scritta, i suoi 17 mila euro. Siamo leali, qui nessun dice che i soldi richiesti sono illegittimi, però viene meno l’onestà intellettuale verso gli elettori bagheresi. Una questione di opportunità, insomma solo propaganda e poi “fuffa”.Tripoli non è stato l’unico a batter cassa, anche la dimissionaria Rosanna Balistreri ha richiesto 6 mila euro, regolarmente liquidati con determina n. 176/16.

Due casi dove la coerenza si è mandata a fare benedire…

 

Avreste fatto a meno per questo Natale del cinepanettone?

in Cultura/Home di
Anche quest’anno è già Natale e insieme ai regali da scartare, l’eterna lotta tra pandoro e panettone, Michael Bublé che si risveglia dal letargo, gli emozionali spot della Coca-Cola, le luci degli alberi che inevitabilmente si fulminano alla Vigilia, gli interminabili cenoni in famiglia e le tombolate in cui c’è sempre lo spiritoso che fa “ambo” al primo numero estratto, torna, come sempre, un fedelissimo, un ospite più o meno (s)gradito nelle case degli italiani – o, per meglio dire, nei cinema. Già, stiamo parlando proprio di lui: il Cinepanettone.

Per i più curiosi, il Cinepanettone (doverosamente made in Italy) fa il suo ingresso nelle sale nel 1983 con “Vacanze di Natale“, diretto da Carlo Vanzina, che ha inaugurato il genere. Il termine, coniato per la prima volta nel 1999 da alcuni critici che disprezzavano totalmente il genere, ha finito per abbattere e anzi ribaltare questa prima accezione negativa e diventare un vero e proprio stereotipo utilizzato dai più e anche dagli stessi attori e registi. Ma è solo a partire dagli anni 2000 che il genere si attesta come vero e proprio fenomeno, la rivoluzione del Millennio. Figure di primo piano sono indubbiamente quelle di Christian De Sica e Massimo Boldi che, con la loro comicità rozza, un po’ volgare, ma inspiegabilmente esilarante, riescono a raggiungere incassi record (oltre i 20milioni di euro) e soprattutto il cuore degli italiani.

Il genere ha visto negli anni un susseguirsi di attori e personaggi più o meno famosi che tentavano la scalata al successo o semplicemente volevano cimentarsi in questo nuovo tipo di “comicità natalizia”. Dopo una prima battuta d’arresto nel 2006 a causa della separazione artistica del duo Boldi-De Sica – coincidente non a caso con la caduta del terzo governo Berlusconi, come  a segnare, secondo alcuni, la fine di un’epoca – il Cinepanettone ha continuato a produrre pellicole e incassi, anche se relativamente inferiori e di minore impatto.

Effettivamente, analizzando ad oggi il genere, non si può non convenire con la teoria che si tratti di trame non realistiche, con scene mal riciclate, battute squallide, finali scontati e una mediocre comicità popolare, il tutto amalgamato con una potente dose di superficialità e idiozia. Tra i critici c’è addirittura chi ne sconsiglia la visione ai minori perché ritenuti volgari e diseducativi. Non è comicità dunque, e neanche satira – per quanto si tenti di fornire un estratto dei vizi e problemi dell’italiano medio – né ironia. C’è chi non lo definisce neanche Cinema. Quel Cinema di cui l’Italia è fiera maestra e portavoce. Nonostante tutto, comunque il genere continua ad avere un gran successo, attestandosi ormai come l’appuntamento fisso del Natale.

 

 

Dirigenti di Roma Capitale e imprenditori intascavano denaro pubblico per opere mai eseguite

in cronaca/Home/Roma di
Militari del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza, dalle prime ore della mattinata odierna, stanno eseguendo dieci ordinanze di custodia cautelare (arresti domiciliari), perquisizioni e sequestri per oltre un milione di euro, tra beni immobili e disponibilità finanziarie, nell’ambito di un’indagine che vede indagate più di trenta persone, tra imprenditori e pubblici funzionari di Roma Capitale, gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di corruzione, abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato, peculato, falso ideologico e materiale e frode fiscale, nell’ambito dell’operazione denominata “Sistema”.

Le ordinanze di custodia cautelare, nei confronti dei legali rappresentanti delle società e di sequestro, nei confronti degli amministratori di fatto e di dirigenti pubblici, sono state emesse dal GIP del Tribunale di Roma, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina.
L’attività del Nucleo Speciale Anticorruzione trae origine dagli accertamenti volti a far luce su illeciti commessi nell’ambito di una procedura d’appalto per l’esecuzione di lavori per la manutenzione straordinaria di quattro edifici scolastici (“Casal Sansoni”, “Pietro Bembo”, “Montarsiccio” e “Cerboni”) situati nella circoscrizione del XIV Municipio di Roma (Monte Mario).
In questo contesto, è stata acclarata l’esistenza di un accordo tra dirigenti pubblici ed imprenditori, teso alla spartizione delle risorse pubbliche destinate a tali lavori (circa 400 mila euro), in forza del quale, a fronte dell’aggiudicazione dell’appalto, gli imprenditori avrebbero corrisposto ai dirigenti pubblici un importo pari al 20% delle somme liquidate per i lavori che si è scoperto non essere mai stati eseguiti.

Lavori gratis nella propria abitazione

Un dirigente dell’amministrazione capitolina sarebbe stato “ricompensato” anche mediante l’esecuzione gratuita di lavori di ristrutturazione presso la propria abitazione.
Ulteriori anomalie sono emerse nell’esecuzione dei lavori di riqualificazione della centralissima Via del Melone, nelle vicinanze di Piazza Navona, individuata come una delle strade di passaggio strategiche negli itinerari pedonali verso la Basilica di San Pietro, in vista del Giubileo della Misericordia dell’anno 2016.

Nel dettaglio, i lavori sono stati eseguiti con il contributo di 60 mila euro offerto da una società privata che gestisce un hotel sito in Via del Melone, a cui il Comune avrebbe dovuto aggiungere ulteriori 100 mila euro.
Sebbene gli interventi di riqualificazione siano stati completati nel mese di giugno 2015, tutte le procedure amministrative di affidamento, consegna ed esecuzione dei lavori risultano “formalmente” avviate solo nel mese di febbraio del 2016. Inoltre, l’importo dei lavori eseguiti è risultato essere di gran lunga inferiore al solo contributo del privato.
Muovendo da tali evidenze, le successive indagini, concretizzatesi in attività tecniche, acquisizione ed esame di documentazione bancaria, amministrativa e contabile, nonché in escussione di persone informate sui fatti, hanno permesso di ricostruire l’operatività di una ramificata struttura imprenditoriale illecita che, negli anni, ha movimentato decine di milioni di euro giustificati da fatture per operazioni inesistenti a scopo di evasione e per costituire “riserve occulte” da destinare a finalità illecite, attraverso una galassia di società cartiere (costituite e gestite con il concorso di numerosi indagati).

Colletti bianchi e imprenditori

Il gruppo imprenditoriale fa capo a due imprenditori di Artena, particolarmente attivi nell’ambito degli appalti pubblici del settore edile e della manutenzione stradale della Capitale, che ponendosi sul mercato attraverso una serie di società apparentemente autonome ed indipendenti fra loro, ha nel tempo “sistematicamente” acquisito commesse, mediante la partecipazione a procedure ad evidenza pubblica, violando le regole poste a tutela della libera concorrenza e ponendo in essere condotte corruttive nei confronti dei funzionari pubblici responsabili, a vario livello, delle stesse procedure.
Nei confronti degli indagati, organici al sodalizio criminale, sono ancora in corso le perquisizioni finalizzate all’acquisizione di ulteriori elementi utili al prosieguo delle indagini.

The Young Rome with Virginia Raggi. Il video satira

in Home/politica di

Il trailer della serie che sta sconvolgendo l’Italia. “The Young Rome with Virginia Raggi” è una parodia di “The Young Pope” che scherza sulla situazione romana e sul Movimento 5 Stelle.

Guarda il video satira

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