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Brunori Sas, ora vi racconto chi è Dario

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Brunori Sas a Moralizzatore.it <<È un mestiere, il mio, che induce a guardarsi  più allo specchio che intorno. Più che chiedermi “io chi sono”, di solito mi chiedo “io quanti sono” e allora posso dirti che io sono sempre io>>. Intervista al cantautore calabrese disco D’Oro e miglior artista Indipendente 2017.

A ridosso del Natale si sa, si è tutti più buoni. E noi di Moralizzatore.it svestiamo per un po’ i panni di predicanti e predicatori e, senza togliere il lavoro a nessuno, vogliamo farvi (e farmi) un grande regalo. Abbiamo intervistato per voi il cantautore dell’anno, premiato Miglior Artista Indipendente 2017.  Dario Brunori, leader e frontman dell’omonima band Brunori Sas, tra un’attenta analisi del presente e arguti pronostici per il futuro, racconta e si lascia raccontare con semplicità e ironia. L’intervista, a colpi di emoticon ed email, si è risolta in un’interessante chiacchierata con un ragazzone sagace, beffardo e davvero molto genuino. Caratteristiche queste, che con intensità e naturalezza è riuscito a trasmettere anche nei testi delle sue canzoni. “Non solo canzonette” per dirla con qualcuno…

<<Che tra il disilluso e l’illuso, io preferisco sempre il secondo>> . L’espressione, che potrebbe essere la perfetta frase da bacio perugina, è in realtà l’azzeccato commento che, da bravo paroliere, Brunori fornisce alla domanda “A quanti dicono che la Calabria non è un posto per giovani cosa rispondi?“.

Essere disillusi è molto semplice e al contempo è una forma di illusione, perché nega la possibilità di un cambiamento, che è una fesseria assoluta ed è la convinzione peggiore che possa attraversare un essere umano. Pensa a Martin Luther King, per dirne uno. È ovvio che questo non vuol dire essere dei “poveri illusi” e vivere la vita come fosse sempre una favola. Bisogna esser coscienti del fatto che le criticità sono tantissime, su livelli differenti, sia economici che culturali,  e che ci vorrà del tempo affinché si arrivi ad una condizione paragonabile ad altri luoghi della penisola. Insomma bisogna non cedere alla rassegnazione da un lato e dall’altro cercare di essere critici e anche pragmatici, alzarsi le manichelle insomma…

Secondo recenti statistiche la Calabria è tra le principali regioni col più alto tasso di “emigrati” e fuorisede. 350 mila sono i calabresi iscritti all’anagrafe residenti all’estero, senza contare quelli che vivono in altre regioni d’Italia. Allo stato attuale, credi si possa tentare di cambiare le cose?

Certo, anche perché le cose cambiano inevitabilmente, bisogna solo decidere in che modo partecipare a tale cambiamento e come direzionarlo. Io sono abbastanza new age in questo senso, parto sempre dal cercare di cambiare me stesso per poi di conseguenza esercitare  un’influenza su chi mi sta intorno. Di questo sono certo perché l’ho sperimentato, soprattutto da quando ho iniziato  a fare il mestiere canterino.

Su il Magazine de Il sole 24 ore hai dichiarato: <<Di pietra il mondo di mio nonno, di vento quello di mio figlio. E io, che galleggio sull’acqua destinato inesorabilmente a evaporare?>> Cosa ha significato per te evaporare?

Ho voluto usare quest’immagine rifacendomi alla visione di Zygmunt Bauman di una“società liquida”, intendendo descrivere l’epoca attuale come caratterizzata dalla mancanza di punti di riferimento solidi, rispetto al passato. In questo senso mi immaginavo che noi nati alla fine degli anni ‘70 siamo un po’ una generazione liquida destinata a evaporare, siamo gli ultimi che probabilmente si porranno il problema di punti di riferimento solidi. Insomma ancora non mi sento evaporato, ma ho come l’impressione che dovrò fare grandi sforzi di comprensione del mondo intorno a me per potermi adeguare al cambiamento senza per questo intaccare la mia natura essenziale.

In questo continuo evaporare, cosa porti con te della tua Calabria e cosa lasci?

Della Calabria porto con me lo sguardo, nel bene e nel male. La “calabresità” che mi piace predilige la sobrietà alla spettacolarizzazione, soprattutto dei sentimenti. Penso che la nostra sia una terra che educa a un pragmatismo molto spinto, in cui non c’è molto spazio per il volo. D’altro canto, se ben dosata, questa visione della vita torna utile anche a chi scrive canzoni come me (“canzoni che ti salvano la vita…” ndr), perché mi dà la misura del reale e forse bilancia un mestiere che spesso e volentieri tende a guardarsi più allo specchio che intorno.

Il tuo nuovo album si intitola “A casa tutto bene”. Qual è questa casa di cui parli e canti?

La casa di cui parlo non è solo quella delimitata dalle quattro mura materiali. La casa di cui parlo è soprattutto quella mentale, quella in cui spesso ci rifugiamo per paura di un mondo esterno che ci appare sempre più minaccioso e che però non ci permette di affrontare le nostre paure e di aprirci agli altri. La casa di cui parlo è una sorta di campana di vetro insomma, in cui si sta comodi ma come dire con poca soddisfazione. Ho scritto un disco totalmente fatto in casa, col desiderio che fossero le canzoni stesse a strapparmi fuori dalla porta e così è stato.

Chi è Dario? Il cantante-cabarettista che prende e si prende in giro sul palco, e che abbiamo abbondantemente imparato a conoscere seguendoti in tour e nei teatri, o il cantautore un po’ nostalgico un po’ incazzato con la vita?

Uno, nessuno e centomila”, per citare un autore al mio stesso livello (ride, ndr). Dobbiamo essere coscienti del fatto che in noi abita un condominio, fatto di personaggi non sempre d’accordo gli uni con gli altri. L’idea che ci sia un solo “Io” è del tutto semplicistica. Più che chiedermi “Io chi sono?”, di solito mi chiedo: “Io, quanti sono?”. Ecco allora che, rispetto alla tua domanda, posso dirti che sono sempre io, sia quello nostalgico che quello un po’ cazzone. Ed è bello che sia così, perché solo le cose finte hanno sempre lo stesso aspetto, le cose vive no.

Dario con le donne com’è? hai da poco festeggiato 19 anni di fidanzamento con la tua compagna (Simona Marrazzo). Ti va di rivelarci qualche aneddoto o segreto sul vostro rapporto?

Sì, siamo entrambi appassionati di divano e plaid, penso che se uno dei due dovesse un giorno spogliarsi della propria pigrizia casalinga sarebbero guai. Quasi 20 anni di onorato divano, è questo il segreto di una coppia che regge.

Cibo, sesso e musica. In un’altra vita a cosa rinunceresti

Al cibo, visto che al sesso ho già rinunciato in questa.

Fra 40 anni ti immagini sdraiato a prendere il sole sulla “spiaggia di Guardia rovente” o immerso nella “metropoli che ancora incanta”?

Fra 40 mi immagino sdraiato sotto terra, o meglio in mare sotto forma di cenere.

Il tuo più grande rimpianto nella vita?

Il fatto che mio padre non abbia visto tutto ciò che di bello mi sta accadendo, soprattutto l’affetto che ricevo dalla persone. Era una cosa a cui lui teneva molto, sono convinto che ne sarebbe stato orgoglioso.

La soddisfazione più grande?

Aver rilasciato questa intervista .

 

Brunori Sas dagli esordi al successo

Dario Brunori, classe 1977, nasce a Joggi (frazione di Santa Caterina Albanese) e trascorre gran parte dell’adolescenza a Guardia Piemontese, altro comune della litoranea cosentina.  Imprenditore mancato e neo-urlatore italiano – come si auto celebra sulla sua pagina Facebook – esordisce discograficamente nel 2003, con il collettivo Minuta. Da autore di musiche e canzoni per alcune serie di animazioni televisive, decide di rigettarsi a capofitto nell’universo tanto selettivo quanto affascinante del cantautorato italiano, utilizzando, a partire dal 2009, lo pseudonimo di Brunori Sas. Omaggio, quest’ultimo, all’impresa edile dei genitori, promotore della realizzazione di diverse incisioni.

Accompagnato da Simona Marrazzo (cori e percussioni), Dario Della Rossa (piano e tastiere), Mirko Onofrio (sax e fiati) e Massimo Palermo (batteria) pubblica  “Vol.1” con cui si aggiudica il Premio Ciampi 2009 come miglior disco d’esordio e la Targa Tenco 2010 come miglior esordiente. A due anni esatti torna sulla scena con “Vol. 2- Poveri Cristi” che segna l’entrata in pianta stabile nella band del violoncellista Stefano Amato e l’inaugurazione della Picicca Dischi. Nuova etichetta discografica di cui Brunori è co-fondatore insieme a Simona Marrazzo e Matteo Zanobini. 

Nel 2012, la canzone “È nata una star” viene scelta come colonna sonora dell’omonimo film con Rocco Papaleo e Luciana Litizzetto. Nel 2013 si apre quello che è stato definito come il “never ending tour” durato più di tre anni, di “Brunori senza Baffi” a Teatro. Nel 2014, con l’uscita del nuovo album “Vol.3- Il cammino di Santiago in taxi” si aggiudica il secondo posto su iTunes e il primo su Spotify come artista più ascoltato. Continua ad alternarsi tra palco e cabaret portando in scena nei teatri d’Italia “Brunori Srl- una società a responsabilità limitata“.

Il 20 Gennaio 2017, viene lanciato il nuovo album “A casa tutto bene“, con un tour completamente sold-out  che lo consacra finalmente nell’olimpo del cantautorato italiano. Il 27 luglio riceve il premio “Pimi Speciale” del MEI  con cui viene insignito del titolo di miglior artista indipendente dell’anno; il singolo “La Verità” ottiene la Targa Tenco 2017 come Miglior Canzone dell’anno. Dall’1 agosto, “A casa tutto bene” è disco d’oro.

Tra Malùra e speranza. Il nuovo libro di Carlo Loforti in un video

in Cultura/Home/politica/Video di

Domenica si vota. Ma cosa ne pensano i siciliani?

Malùra, nel dialetto siciliano, indica uno stato fisico ed emotivo di crisi profonda, in cui la stessa sopravvivenza dell’individuo è messa in discussione. Malùra è anche il titolo del nuovo romanzo di Carlo Loforti, edito da Baldini&Castoldi e in libreria da novembre. E tra malùra e speranza oscilla lo stato d’animo dei siciliani a poche ore dal voto. Per queste ragioni il filmaker Alessandro Di Piazza ha realizzato un video che misurasse il polso dei cittadini in vista di queste elezioni. Un vox populi divertente, ambientato nell’antico mercato del Capo di Palermo, che svela preferenze, rabbia, freddure, disillusioni e speranze dei cittadini, mettendo l’accento sul proverbiale colore e sulla creatività dei siciliani.

Il video restituisce parte delle atmosfere del romanzo di Loforti, una tragicomica commedia on the road ambientata tra Sicilia e Calabria che con leggerezza racconta il lato dolce e quello amaro del sud più profondo. Protagonista è Mimmo Calò, ex star di una trasmissione sportiva locale, uscito da un carcere palermitano dopo 13 mesi di custodia cautelare. Non ha un piano, non ha un lavoro, non ha più una moglie. Ha solo una figlia, che però già a soli quattro anni sembra aver capito di doverlo odiare. “Ci si affeziona al ritmo frenetico di questa storia. A questi padri, figli, amici che vogliono riconquistarsi”: è il prestigioso endorsement di Simonetta Agnello Hornby per Malùra.

Tanto nel romanzo quanto nel video aleggia un quesito aperto: quale sarà la Sicilia dei prossimi anni? Ci sarà malùra o rinascita?

 

 

SCHEDA LIBRO

Titolo: Malùra

Autore: Carlo Loforti

Casa editrice: Baldini & Castoldi

Data di uscita: 2 novembre

Genere: Commedia

Prezzo: 16,00 euro

Prezzo eBook: 7,99 euro

Data di uscita: 02/11/2017

Pagine: 273

Sito web: www.carloloforti.com

Festival delle Letterature Migranti 2017

in Cultura/Home di

150 ospiti, 100 incontri, 50 libri, 15 luoghi che costruiscono una vera e propria guida interpretativa al nostro Contemporaneo: torna a Palermo dal 4 all’8 ottobre la terza edizione del Festival delle Letterature migranti

Torna dal 4 all’8 ottobre a Palermo il Festival delle Letterature migranti, promosso dal Comune di Palermo e dall’Associazione Festival delle Letterature migranti. Centinaia di autori da tutto il mondo, artisti, registi, giornalisti, docenti per raccontare le migrazioni come condizione ordinaria, e non più straordinaria, della vita dei popoli. 100 incontri e 50 libri che costruiranno una vero e proprio cifrario del contemporaneo. Un Festival che valorizza la natura migrante della stessa letteratura e gli autori capaci di dialogo tra culture differenti.

Tra i tanti ospiti: il pianista Ramin Bahrami; gli artisti Gili Lavy, Luigi Serafini, Letizia Battaglia, Serena Vestrucci; gli scrittori Fabrice Oliver Dubosc, Luca Briasco, Massimo Zamboni, Patrick Ourednik, Moshe Khan, Frank Westermann, Mustafa Khalifa, Flore MurardYovanovitch, Francesca Borri, Shady Hamadi, Mia Lecomte, Samar Yazbek, Anilda Ibrahimi, Francesca Melandri, Giordano Meacci, Leonardo Bianchi, Alessandro Portelli, Giosuè Calaciura, i giornalisti Marco Revelli, Corrado Stajano, Piero Melati, Domenico Quirico, Donatella Di Cesare, la regista Sue Clayton, l’onorevole Luigi Manconi, gli studiosi Paolo Fabbri e Franco Farinelli, il critico Dario Zonta, l’attore Vincenzo Pirrotta.

Il programma dell’iniziativa si annuncia ancora più denso e articolato rispetto alle edizioni precedenti con decine di tavole rotonde, presentazioni di libri, incontri nelle scuole, letture, workshop, mostre, proiezioni cinematografiche, performance teatrali, un inedito progetto musicale e un unico punto di vista: quello della mobilità come diritto, dell’incontro tra culture e del dialogo tra fedi differenti.

Protagonista, ancora una volta, sarà il centro storico di Palermo, città multiculturale per geografia e vocazione, territorio di accoglienza e integrazione di popoli e di lingue che ospiterà gli incontri in ben 19 sedi: all’Archivio Storico, a Palazzo Steri, a Piazza Bellini, a Palazzo delle Aquile, al Teatro Biondo, alla GAM, al Teatro Massimo, al Museo Pasqualino, nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza, a Palazzo Branciforte, al Museo Salinas, al Teatro Garibaldi, all’Accademia di Belle Arti, al Conservatorio Bellini, al Complesso di Sant’Antonino, alla Biblioteca comunale di Casa Professa, alla Missione di Speranza e Carità, all’Arsenale Regio, a Èglise.

SCOPRI TUTTO IL PROGRAMMA DEL Festival delle Letterature Migranti [letterature/musica/cinema/arti visive]

Le letterature

Il Festival propone cento conversazioni letterarie a partire da 50 libri a cui prenderanno parte circa 150 tra autori e discussant (una comunità, questi ultimi, di autori, critici, docenti, esperti e giornalisti palermitani o a Palermo residenti). Il programma letterario è diviso in sei cornici tematiche: la sezione Alfabeti dedicata ai fenomeni della contemporaneità; Lost (and Found) in Translation sul tema della traduzione; Palermo a pezzi sul racconto della città di Palermo; Meticciati in cui si riflette sull’esperienza della mescolanza; la sezione Terre perse dedicata al tema dei luoghi che mutano la propria identità; Come stare al mondo, sezione che ospita interventi di autori che in modi diversi – dalla scrittura narrativa al reportage televisivo – si confrontano con il racconto di come gli esseri umani stiano al mondo.

Il programma, redatto da un comitato guidato da Davide Camarrone, direttore del Festival, giornalista e scrittore, e dallo scrittore Giorgio Vasta, costituisce una sorta di guida al Contemporaneo, di canone, di cifrario per l’interpretazione del tempo convulso che stiamo vivendo: attraversato da migrazioni di popoli e di culture, sconvolto da un’emergenza ambientale e da crisi e conflitti. Tra gli autori, numerosi testimoni italiani, europei e provenienti dall’Africa, dal Medio e dall’Estremo Oriente. Tra questi segnaliamo Frank Westerman, giornalista e scrittore olandese, la scrittrice e giornalista Flore Murard-Yovanovitch, lo psicologo Fabrice Olivier Dubosc, che riflette sulle possibili forme di una psicologia coloniale, la scrittrice e giornalista siriana Samar Yazbek, lo scrittore ceco Patrik Ouredník.

Dichiarano il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla Cultura, Andrea Cusumano

 

“Il Festival delle Letterature Migranti ha a Palermo la sua più naturale collocazione perché Palermo è sempre più la capitale dell’incontro fra le culture e delle culture migranti e dei migranti. Il calendario di questa terza edizione si preannuncia pieno di eventi, incontri e stimoli che sono, materialmente e nello spirito, un prologo a quanto stiamo programmando per l’anno in cui Palermo sarà capitale non solo della cultura italiana, ma soprattutto delle culture che qui hanno luogo di espressione e reciproco arricchimento”.

Dichiara Davide Camarrone, direttore artistico del Festival

“Questa terza edizione proporrà non un semplice programma letterario, un calendario di appuntamenti, ma una sorta di canone interpretativo: 50 libri di 50 autori, non tutti ancora in vita, che giudichiamo essenziali alla comprensione del Contemporaneo. 50 libri da leggere in un anno. 50 libri per circa 100 incontri, sui temi delle migrazioni fisiche e di quelle immateriali. Grande spazio alle storie, alle avanguardie, ai diritti umani, al tema delle traduzioni e della conoscenza di culture differenti. Abbiamo verificato quale sia l’interesse degli autori e delle case editrici, e abbiamo ricevuto sostegno e incoraggiamento. E poi, l’arte contemporanea, con nuove importanti partnership (tra le quali Contrasto e Merz), la musica, con la residenza di Ramin Bahrami, il cine doc e la collaborazione con il Teatro Biondo. Differenti linguaggi, migrazioni tra generi e narrazioni. E infine, abbiamo messo insieme decine di istituzioni e fondazioni, soggetti pubblici e privati, esponenti di comunità e religioni differenti. Oltre cento, gli appuntamenti. Grazie ad una squadra di consulenti davvero straordinaria (Giorgio Vasta, Agata Polizzi, Dario Oliveri, Andrea Inzerillo), ad un comitato scientifico costituito da docenti e intellettuali e ad un team organizzativo esperto e instancabile. Tanti i discussant con i quali gli ospiti si confronteranno: una comunità tutta palermitana, perché Palermo è un luogo interessante, un interessante punto di vista ma è soprattutto un’interessante griglia interpretativa del nostro tempo. Tanti, i volontari. Per un’altra parola chiave del nostro tempo: condivisione. In una città accogliente. Per il Comune di Palermo, primo sostenitore della manifestazione, il Festival delle Letterature migranti è una scelta strategica, che dice della città, del cammino percorso e del suo ruolo di pace e dialogo nel Mediterraneo, in un momento molto difficile”.

 

Allerta meteo Sicilia

in cronaca/Home/Palermo/Venezia di

[PALERMO] All’una della notte del 11 settembre si è scatenato un forte nubifragio come previsto dall’allerta meteo diramata dalla Protezione civile della Regione siciliana che ha diramato un preallarme arancione. Come da previsione molte le città colpite della Sicilia tirrenica.

Palermo subito in tilt dopo pochi minuti dall’inizio della perturbazione. Danni, feriti e molteplici disagi registrati nella prima ora di maltempo.

Quando il buongiorno non si vede dal Mottino

in cronaca/Home/Social di

Tanto – troppo – si è detto sulla famigerata pubblicità del Buondì Motta, che ha avuto l’ardire di sacrificare sia la mamma che il papà di una ragazzina innocente (peraltro definita una “deficiente odiosa” nel migliore dei casi, alla faccia del garbo e dei buoni sentimenti) sull’altare dell’ironia. Ed è, molto evidentemente, l’altare di una chiesa che in molti hanno smesso di frequentare. Peccato.

Peccato perché potremmo farci tutti una sonora risata se, diradatosi il polverone, saltasse fuori che il caso mediatico è stato gonfiato ad arte dagli stessi autori dello spot – e non è per fare i  complottisti, c’è un po’ po’ di letteratura su questo genere di marketing “monello”, che dai principi dell’agenda setting ha fatto derivare pratiche assai più becere di manipolazione dei media. Tutto, insomma, purché se ne parli (e anche questa, ça va sans dire, non è farina del mio sacco).

Peccato anche perché non c’è, credo, nessuna differenza tra la violenza delle immagini che quest’orda di perbenisti si affanna a denunciare, e quella delle espressioni usate per esprimere il… vabbé, chiamiamolo “dissenso”. Anzi no, la differenza c’è ed è sostanziale: la prima è solo presunta, e se ci togliessimo i paraocchi saremmo in grado di vedere che è tutto talmente, palesemente, indiscutibilmente surreale e iperbolico che – toh, guarda, si stava a scherzà. È la seconda, la violenza dell’accanimento, dell’animosità e degli insulti senza filtri quella reale e  tangibile, concreta anche se fatta di pixel, più minacciosa perché sostenuta e fomentata da una certa dilagante, condivisa ottusità.

Io penso, molto francamente, che quelli di Saatchi & Saatchi abbiano fatto un ottimo lavoro. E “fare il loro gioco” scrivendo l’ennesimo articolo sul tema non mi turba; non è questo il punto. Così come il punto non è assolutamente snobbare o denigrare quelli che la battuta, qualsiasi sia la ragione, non l’hanno capita: loro non hanno riso, questo resta un fatto. Amen.

motta bondì
img. Antonio Viscido

Mi disturba, invece, e pure assai, il fatto che i social media stiano diventando i canali di un’indignazione aprioristica e indiscriminata; che sempre più spesso tendiamo a confondere il diritto – sacrosanto – di avere un’opinione sulle cose con il supposto dovere morale (ma de che?) di intavolare un dibattito in mondovisione su qualsiasi banalità, pretendendo che assuma la dignità di un affare di stato.

Nello specifico, per quelli come me che hanno studiato (o si interessano di) comunicazione, analizzare come una campagna di advertising riesca a trasformarsi in una notizia è interessante. Occhio però, in generale, alle “cause” a cui più o meno consapevolmente dedichiamo la nostra attenzione, e ai toni che scegliamo di usare. Grazie ai social, possiamo tutti contribuire a decidere l’ordine del giorno; il rischio più grande, tuttavia, è quello di avere un’agenda settata – vogliano perdonarmi i raffinati e i puritani – solo sulle minchiate.

È morto Massimo Amato, la storia del clubbing in Sicilia, domani i funerali.

in cronaca/Home/Palermo di

È MORTO MASSIMO AMATO:
Ieri a Palermo, per via di un male incurabile, si è spento il celebre organizzatore di eventi, Massimo Amato, aveva solo 52 anni. Tutto il settore piange la sua scomparsa, uno dei primi promotori del movimento house in sicilia, un’infinità di parties ed artisti. Partito dal Rebibbia Club ha proposto i migliori djs del mondo, diventando un’icona a Palermo. Già negli anni novanta Massimo aveva le idee chiare, la sua “Religion Dance Event” ha segnato un’era per i palermitani, portando Amato fino alle porte dello Space Ibiza, quest’utlimo lo aveva chiamato per la promozione del party “Gorgeous” nell’Isla spagnola.

LE ULTIME FESTE:

La sua storia recente è fatta di after, feste di nicchia e ospiti ricercati, ma non solo, la sua grande amicizia e la stima reciproca con Fabrizio Lo Cascio, lo ha reso protagonista delle ultime stagioni del Mob e di recenti concerti come quello dell’artista berlinese Paul Kalkbrenner, se c’è un uomo a cui sicuramente i clubbers siciliani devono molto, quello è Massimo Amato.
Alcune voci di corridoio, dicono che abbia chiesto proprio a Lo Cascio di portare avanti il suo ultimo progetto Area 5.1, perchè anche quando la salute cominciava a scarseggiare, l’unico pensiero di Massimo erano le feste, quelle per cui ha sempre vissuto, quelle che lo hanno reso uno dei più grandi, quelle per cui ci mancherà un amico, un fratello, un compagno, ma soprattutto un irripetibile professionista.

PIANGE LA SICILIA MA NON SOLO:

La compagna Laura chiede al web di rendere il giusto onore al suo nome, ma il web aveva già dato il suo responso, conferendo a Massimo la corona di re assoluto del movimento house in Sicilia.
Il celebre duo “Neverdogs” addirittura scrive: “Un ultimo saluto ad una persona speciale che nel 2005 ci ha dato la possibilità di suonare per la prima volta ad Ibiza allo Space. Ha reso un nostro sogno realtà. Non ti dimenticheremo mai Massimo Amato . Fai Buon Viaggio”. Anche i napoletani di Angels of Love lo ricordano su facebook, proprio come fa Lello Mascolo, dj storico di radio 105 che lo ricorda così: “ci credeva e ci ha sempre creduto, con l’entusiasmo di un bambino, ho sempre ammirato il suo amore incondizionato per il mondo della notte”.

I FUNERALI:

Per chi ha il piacere di rivolgergli un ultimo saluto, i funerali si terranno a Palermo, giorno 10 agosto alle ore 11:30 nella chiesa di Sant’Eugenio a piazza Europa.

Ciao Massimo, fare festa con te era più bello.

 

 

 

 

 

Rivoluzione nell’industria del sesso. È arrivata Harmony

in Home/Tecnologia di

L’intelligenza artificiale trova applicazione in un ambito molto proficuo, quello del sesso, con un’invenzione molto particolare.

Stiamo parlando di Harmony, il robot del sesso che entrerà in commercio entro la fine dell’anno.

Il robot è stato ideato da Matt McMullen, fondatore di un’azienda che produce bambole in silicone, e somiglia più a una pornostar che a una comune donna. Con il “sex robot” l’umanità potrà dire addio alle bambole gonfiabili di una volta. Il Guardian, quotidiano londinese, annuncia una vera e propria evoluzione “2.0” di RealDoll, il modello precedente.

La caratteristica più straordinaria di Harmony è che il sex robot umanoide è in grado di interagire con il proprio proprietario. Parla, sorride, sbatte le ciglia e basta premere un pulsante per essere accontentati. Il “sex robot” prende l’iniziativa, elaborando dati e imparando cosa è in grado di procurare piacere sessuale e cosa no, proprio come una donna vera.

Con l’arrivo di Harmony non sono mancate le polemiche da parte dei femministi: “Le donne non sono oggetti da comprare, iniziative come queste sono discriminatorie, sessiste e riprovevoli”.

Ma McMullen replica:

È molto semplice: rendere la gente felice. Ci sono un sacco di persone che, per una ragione o per l’altra, hanno difficoltà a formare una relazione. Con Harmony ci proponiamo di dare a costoro un certo livello di compagnia, o almeno l’illusione della compagnia

Nicolae, il topo d’appartamento romeno: “Grazie a Dio abbiamo un buon avvocato e voi avete delle pessime leggi”

in cronaca/Home di

Nicolae V. è un romeno di 58 anni, che ha raccontato a Il Tempo perché ha scelto di esercitare la sua “professione”  in Italia e non nel proprio Paese.

Io rubo in Italia perché è molto più sicuro

L’uomo, che come avrete ben capito è un ladro, racconta di essere anche un carpentiere e proprio grazie al suo mestiere ufficiale riuscirebbe a intrufolarsi negli appartamenti dei malcapitati per ispezionarli.

Ufficialmente faccio il carpentiere. Non lo nascondo, mi aiuta: se entro in una casa in modo ufficiale poi per me è più facile tornarci in altro modo. Entro in casa, guardo, osservo, noto anche che vita fanno i padroni di casa, se hanno animali, se ci sono vecchi all’interno o baby sitter. Spesso così facciamo le doppie delle chiavi

Il malvivente spiega perché l’Italia è il Paese ideale per lui e per i suoi “colleghi”:

“Qui in Italia il vero rischio, per noi, è di ritrovarci davanti qualcuno armato oppure di incrociare una volante della polizia. Altrimenti è un gioco da ragazzi. Raramente chi ci sorprende reagisce. Il primo impatto è di incredulità, prima che capiscano qualcosa passa tempo”.

E continua:

Altre volte io e i miei compagni abbiamo commesso qualche errore e ci hanno arrestato. Grazie a Dio abbiamo un buon avvocato e voi avete delle pessime leggi. In Romania certe cose non sarebbero permesse, finisci dentro e non esci più. E lì da noi sono cattivi. Diciamo che per fare quello che facciamo noi, l’Italia è un posto ideale. A volte ci sorprendiamo anche noi per la velocità con cui usciamo. Ma non è sempre così, cambia da giudice e giudice

 

“IO SONO QUI”, un documentario di denuncia e testimonianze

in Cultura/Home/Palermo di

Quasi mille persone presenti la scorsa domenica al teatro Politeama di Palermo per la presentazione del documentario “IO SONO QUI” di Gabriele Gravagna, co-fondatore del collettivo On The Road Again Pictures.

Gabriele, classe 1986, è un giovane palermitano, che come tanti è stato costretto a cambiare città per seguire le proprie aspirazioni e per realizzare i propri sogni. Il documentario, che è stato girato a Palermo e che racconta le storie di alcuni ragazzi migranti e il lavoro degli operatori dei centri di accoglienza, è nato quando Gabriele ha accettato l’invito dell’Associazione Asante Onlus. L’obiettivo era quello di raccontare il fenomeno dell’immigrazione minorile, il funzionamento di un Centro di Prima Accoglienza per minori stranieri non accompagnati e il loro processo d’integrazione nella società d’arrivo.

Abbiamo intervistato Gabriele, che ci ha raccontato e spiegato questo progetto, che ha suscitato interesse e solidarietà tra coloro i quali hanno preso parte all’evento di domenica.

DA COSA È NATA QUESTA IDEA?

L’idea è nata dall’incontro tra me e alcuni responsabili del Centro di Prima Accoglienza. Quando ci siamo conosciuti, ci siamo chiesti che cosa sarebbe successo se avessimo raccontato le storie di questi ragazzi e il funzionamento del Centro di Prima Accoglienza. Abbiamo lavorato intensamente per circa due settimane. Poi mi sono accorto che per completare il lavoro era necessario raccontare il punto di vista dei ragazzi in maniera diretta“.

La particolarità del documentario è la descrizione realistica– e non costruita- delle vite dei ragazzi protagonisti. Gabriele spiega il perché di questa scelta con un semplice dettaglio: “Abbiamo scelto di non doppiare. I ragazzi hanno raccontato le loro storie e hanno comunicato con la loro tensione e le loro emozioni“. 

Il giovane regista racconta anche il fine di questo interessante progetto, che vuole essere “un lavoro divulgativo, drammatico ma non leggero, che punti sull’emotività ma che non diventi solo denuncia”. Infatti, “IO SONO QUI” vuole essere un modello di accoglienza, in questo caso proposto dall’impeccabile lavoro dell’Associazione Asante, ma replicabile- perché no- da altri centri di accoglienza.

“PER CONTRASTARE UN PREGIUDIZIO BISOGNA SMENTIRLO”

L’idea è quella di denunciare gli aspetti drammatici e inaccettabili, ma al tempo stesso dare una collocazione a livello sociale a queste persone, non concentrandosi soltanto sulla drammaticità del viaggio.

Il nostro è un approccio realistico e positivo nei confronti di una realtà drammatica, che purtroppo esiste. A livello mediatico è molto importante denunciare, ma ritengo che dobbiamo prestare attenzione ad altri aspetti. Se la gente continua a percepire il fenomeno dell’immigrazione come un disagio, non riusciremo mai a contrastare l’odio e altri sistemi di pensiero che non portano all’interazione. Per contrastare un pregiudizio bisogna smentirlo e questo documentario smentisce un grande pregiudizio.

Come già detto, il documentario racconta storie vere. I tre protagonisti principali, Omar, Magassouba e Dine, hanno catturato l’attenzione di tutti i presenti. Gabriele, che ha lavorato con loro sul campo, ce li racconta ancora un po’:

Sono eccezionali. Detto da loro, attraverso le interviste realizzate hanno avuto la possibilità di liberarsi da un peso, scoprendo la necessità di raccontarsi e di condividere queste storie. Ora vanno in giro per le scuole, raccontando il loro viaggio e questo diviene terapeutico per loro e utile per la società“.

il documentario racconta anche la storia della famiglia Pericolo, che ha accolto in casa propria Omar, uno dei tre ragazzi protagonisti. Il regista racconta il proprio incontro con questa famiglia:

Dalla mia esperienza vedo più integrazione e condivisione nei quartieri del popolo. È lì che la gente sembra accettare di più lo straniero; forse perché lavorano insieme, condividono lavori precari insieme e la famiglia Pericolo, così come ha aperto le porte a Omar le ha aperte a noi!

“UN PALERMITANO CHE ELOGIA UN ALTRO PALERMITANO”

E, infine, conclude con un importante messaggio:

Sono stato felice di aver visto il teatro pieno di persone e non l’avrei mai detto. È tempo di parlare di questo argomento e dovrebbe essere presa in considerazione ogni storia di accoglienza. L’immagine più bella che mi rimarrà è di Omar che dopo aver preso la parola, chiede immediatamente un applauso per la famiglia Pericolo e la gente in piedi che applaude. È un migrante che dice a un palermitano di elogiare un altro palermitano. E altrettanto bello è stato poter vedere il lavoro appassionato di giovani professionisti italiani all’interno dei centri di accoglienza

 

Palermo, Just Wine arriva in città con il giovane siciliano Enrico Gugliotta

in Cultura/Home/Palermo di

Da Milano è arrivata una novità a Palermo. Si tratta di Just Wine, un evento nato da un’ idea, trasformata in realtà da un gruppo di ragazzi. La novità di Just Wine consiste nell’organizzazione di serate che uniscano- a un prezzo standard – cena, drink e musica.

A Palermo Just Wine  arriva per la prima volta stasera, grazie al contributo di un ragazzo, Enrico Gugliotta, futuro enologo e wine lover. Sarà proprio lui a gestire l’intera serata.

Con entusiasmo Enrico racconta la propria motivazione, concentrandosi sul valore della realtà enologica in una regione come la Sicilia. La parola d’ordine è “sfida”:

Ho deciso di accettare non una, ma più sfide. La prima sfida sarà riuscire a rendere unica una serata, nonostante in città ci siano già organizzazioni di spessore. La seconda è quella di riuscire a far capire l’essenza di Just Wine: un nuovo format capace di unire buon cibo, buon vino e buona musica. Tutto sotto un unico tetto.

“La sfida enologica”

Ma la sfida più importante penso possa essere quella enologica. Siamo in Sicilia, la regione con la più alta percentuale di biodiversità. Si stima che solo come varietà di vitigni autoctoni in Sicilia ve ne siano iscritti ufficialmente circa 60, mentre altri sono in via di ufficializzazione e superano le 150 varietà. Sono numeri pazzeschi, ma c’è un problema: i vini siciliani per quanto possano essere buoni, non beneficiano del rispetto che meritano. La causa, secondo un mio parere e quello di docenti e colleghi, risiede nell’assenza di Wine marketing. Siamo nel 2017 ed è davvero ardua l’impresa di trovare vini moderni con bottiglie nuove

L’intento di Enrico è quello di studiare il comportamento dei consumatori, in occasione di una serata mondana, tramite studi statistici e test edonistico facciali.

Enrico è un giovane con le idee molto chiare e con entusiasmo annuncia un nuovo progetto:

Se l’evento andrà bene, girerò in lungo e  largo la Sicilia per poter far provare al pubblico ogni vino e creare settimanalmente degustazioni, anche se in modo alternativo. Il vino siciliano merita rispetto e a mio parere non ne ha ancora abbastanza

 

 

 

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