Lite Padoan-Castelli: chi dei due ha ragione?

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Questo lo dice lei”, così Laura Castelli ha zittito Pier Carlo Padoan lo scorso 21 novembre a Porta a Porta. Nella “terza camera” infatti si è consumato uno dei rarissimi confronti politici degli ultimi tempi. Lo scontro tra l’ex Ministro dell’Economia e l’attuale sottosegretaria dello stesso dicastero si è consumato sul terreno dello spread e dei tassi di interesse per i mutui. Se per Padoan esiste il rischio che questi ultimi possano alzarsi sensibilmente, poiché “se aumenta lo spread diminuisce il valore capitale degli attivi delle banche e quindi le banche si devono rifare alzando il costo del finanziamento”, per la Castelli invece “che il tasso dei mutui dei cittadini dipendono dallo spread è falso”. Chi dei due ha ragione? Ebbene, paradossalmente entrambi.

Nuovissimo Manuale di Economia Grillina

Dai condizionatori che fanno esplodere la produzione industriale alla moltiplicazione dei posti di lavoro, da #DiMaio che insegna lo #spread a #Draghi alla #Castelli che lo spiega a Padoan. Perle economiche a cinque stelle, nel mashup di Enrico Cicchettihttps://www.ilfoglio.it/economia/2018/11/23/video/nuovissimo-manuale-di-economia-grillina-226038/

Pubblicato da Il Foglio su Venerdì 23 novembre 2018

Infatti, l’articolo del Sole 24 Ore citato dalla 5 stelle mostra come al momento il sali-scendi dello spread non abbia influenzato l’Euribor, che a loro volto determinano l’andamento dei mutui a tasso variabili. Questo perché: “se lo spread dovesse salire ulteriormente e la tensione in Italia dovesse trasformarsi in un attacco speculativo e a sua volta questo attacco speculativo dovesse contagiare altri Paesi dell’Eurozona a tal punto da compromettere la crescita economica, a quel punto è ragionevole supporre che la Bce possa essere spinta a rimandare i tempi di una stretta monetaria”. 

Quindi i tassi dei mutui variabili potrebbero addirittura calare. Il discorso sembra quindi andare a favore della Castelli, la quale però si è scordata di citare la parte conclusiva del quotidiano di economia più autorevole in Italia: “lo spread BTp-Bund può avere nel medio periodo (circa sei-nove mesi) il potere di spingere le banche ad aumentare i costi dei “nuovi” mutui. Questo perché un aumento prolungato dei tassi obbligazionari può impattare sul costo di raccolta del denaro delle banche e sulla gestione della tesoreria. Questo aumento di costi può portare le banche a decidere di aumentare in futuro i loro spread, quelli che applicano sui mutui e che ne rappresentano il margine lordo dell’operazione di finanziamento”. In finale si può riassumere che il differenziale tra Btp e Bund tedeschi non ha impatto sui mutui già accesi dagli italiani ma, continuando così, potrebbe averlo sui nuovi.

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