Lega-M5S: a chi conviene il “governo del cambiamento”?

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“Inglobiamoli e facciamoli morire”. Questo era l’anatema lanciato da Vittorio Sgarbi nei confronti del Movimento 5 Stelle il giorno della fiducia al governo Conte, votata a sorpresa anche dal critico d’arte, lo scorso 7 giugno. Dopo i primi 100 giorni dalla nascita del “governo del cambiamento” si può cominciare a dare una prima risposta alla domanda: a chi conviene quest’alleanza? Si può dire innanzitutto che la profezia di Sgarbi è ancora ben lontana dal compiersi. Infatti, osservando gli ultimi sondaggi elettorali realizzati da SWG per il TG La 7, i pentastellati perdono qualche punto rispetto all’ultima rilevazione dell’istituto demoscopico del 30 luglio, attestandosi però oltre il 28%.

Guardando gli stessi sondaggi, salta all’occhio invece la crescita inarrestabile della Lega che raddoppia i consensi rispetto alle elezioni del 4 marzo, andando oltre il 32% e diventando al momento il primo partito italiano. Questi risultati mostrano quindi come Salvini è il leader che sta beneficiando di più dall’appoggio al premier Conte. Il segretario del Carroccio sembra vivere una vera luna di miele con gli elettori, riuscendo a sfondare finalmente nel sud Italia, da sempre considerato il grande limite del partito che alla sua nascita poneva la questione padana al centro del programma. Ad esempio, sul caso dei 177 migranti bloccati sulla nave Diciotti a largo del porto di Catania, la maggioranza degli italiani è d’accordo con l’atteggiamento intransigente adottato dal Ministro dell’Interno.

Rispetto a questa vicenda i 5 Stelle sembrano invece meno uniti, tanto che il Presidente della Camera (e uno dei massimi esponenti del Movimento) Roberto Fico alla Festa dell’Unità di Ravenna ha dichiarato: “dalla Diciotti tutte le persone dovevano scendere il primo giorno”. 

Così, se da una parte gli eletti e gli elettori marciano compatti dietro al loro “Capitano”, per i grillini si cominciano a notare le diverse sensibilità di un movimento che ama definirsi “né di destra, né di sinistra”, anche rispetto alle ultime vicende dell’apro confronto tra Salvini e la magistatura.

Soffermandosi un ultimo istante sempre sui dati di SWG, è interessante notare che sommando i due partiti dell’alleanza giallo-verde si arriva ben oltre il 60% dell’elettorato italiano, mentre le diverse opposizioni si dividono con diverse percentuali il restante 40%. Insomma, si può dire, concludendo, che il governo del cambiamento convenga a entrambi i partecipanti e che, se l’alleanza carioca divenisse una realtà unica, per gli altri partiti non resterebbero che le briciole.

    

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