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Cena al Ristorante: cinque regole base della buona educazione

in Cultura/gastronerie di

Andare a cena fuori nel ristorante del momento è certamente un’esperienza piacevole per trascorrere una serata fuori con la propria bella o la propria famiglia. Può esserlo meno, per chi nel ristorante ci lavora e si fa un mazzo a tarallo per consentire anche a voi di trascorrere momenti piacevoli. Di seguito cinque fondamentali accortezze da adottare quando andare a cena fuori per non attirarvi le antipatie del personale di sala e rischiare indigestioni da “macumba del cameriere”.

La prenotazione. 

Prenotare al ristorante non è sempre necessario, ma è comunque gradito, sopratutto nei locali con pochi coperti a disposizione. Chiamare con un paio di giorni d’anticipo è la scelta più saggia. Chiamare in caso di ritardo o di modifiche nel numero dei commensali può risultare fondamentale. 

Presentarsi al ristorante all’improvviso in gruppi da 10 quando si era prenotato per 5  e pretendere di trovare subito posto a sedere è da pazzi oltre che da maleducati. Il responsabile di sala ma anche il proprietario vi odierà a morte, impazzirà per trovare una sistemazione (in fondo è quello il suo lavoro), ma si guarderà bene di tenervi in conto se nel week end tutto pieno, cercherete di cenare di nuovo lì. SCORDATEVELO. Preferirà morire e farà quanto possibile piuttosto che farvi sedere in quello che di fatto è il suo territorio.

Ordinazione

Salvo casi eccezionali, un menù non è la riproduzione di “Alla ricerca del tempo perduto” quindi, siate clementi, leggete in un paio di minuti e cercate di fare un’ordinazione entro l’ora. Tutti ve ne saranno grati, da chi prende la comanda a chi deve ordinare dopo di voi. Con somma gioia delle cucine, che vedono scadenzato normalmente il proprio lavoro. 

Intrattenersi per ore nella lettura del menù, per poi pretendere di mangiare immediatamente è da idioti. E’ davvero troppo scontato, ma le cose stanno così: prima ordinate, prima mangiate. 

Farsi amico il personale di sala. 

Interagire cordialmente con il personale di sala è fondamentale per vivere una perfetta e confortevole esperienza al ristorante. Così, appena entrati in sala, lasciatevi andare ad un bel sorriso ed interagite con il soggetto/i preposti all’accoglienza. Vi accompagnano al tavolo e voi ringraziateli. Portano via il piatto vuoto e voi ringraziateli. Raccolgono la giacca caduta per terra e voi continuate a ringraziare. Rivolgetevi con un sorriso, date ascolto ai suggerimenti, alle indicazioni. Godere dei favori del cameriere o del martire se presente, vi assicurerà di ricevere i migliori consigli sulle pietanze da scegliere e la possibilità di trovare quasi sempre un posto a sedere. 

Non degnarli di uno sguardo, non rispondere ad un cortese “buonasera”, riempire il tavolo dei vostri oggetti personali (dall’Iphone X alla borsa) rendendo impossibile un buon servizio, può seriamente pregiudicare a vostra serata. 

Innanzi tutto, la vostra comanda potrebbe magicamente perdersi e ricomparire con inevitabili lungaggini e ritardi nella vostra cena (se volevate cenare prima del teatro, scordatevelo!). 

Il manage (olio sale e pepe) richiesto non arriverà mai e voi mangerete la vostra bistecca senza sale per evitare che si freddi. 

La mancia

Ricordate sempre di lasciare la mancia. Il minimo parte da almeno 2 euro all’osteria dove non  si paga il coperto, al 15% del conto totale nei posti più tischi toschi. 

La mancia è un riscontro del buon servizio resovi e l’unica giustificazione plausibile nel non lasciarla è aver ricevuto un pessimo servizio oppure le ingiurie dal personale. Dimenticate i discorsi tarantiniani  (cfr Le Iene) e site munifici… Il rischio è di trovare quel fatidico posto a sedere nel venerdì sera tuttopieno. 

L’orario di chiusura

Intrattenersi ad un tavolo dopo cena con gli amici o la morosa, può essere davvero piacevole. C’è il vino, c’è l’atmosfera, la musica… e gli orari di chiusura dei ristoranti. E ci sono persone che lavorano dalle sei del pomeriggio che non vedono l’ora di tornare a casa dopo essersi meritati la pagnotta. Inequivocabili segnali vi indicheranno che è arrivato il momento di sloggiare. Siete rimasti da soli. Non c’è più nessuno intorno a voi, se non il personale di sala, che improvvisamente passa dal correre su e giù a servire e mescere, al guardare nevroticamente l’orologio o  giocare a Candy crush sul proprio telefono. Quello è il momento giusto per andare via, pagare, sorridere, lasciare la mancia e magari scusarsi per essersi intrattenuti un pò troppo. 

Far finta di niente e continuare imperterriti a stare seduti, mentre tutt’intorno a voi è fermo e vuoto è irrispettoso. 

Quello che è considerato un lavoro umile è in realtà uno dei mestieri più difficili al mondo, richiede pazienza, sforzo fisico, una diplomazia senza fondo e la capacità di non mandare a fare in culo nemmeno gli avventori peggiori. Che per intenderci sono quelli spocchiosi ed ineducati che pensano che il semplice fatto di pagare implichi tout court la liberatoria dalle buone maniere e dalla cortesia. La prossima volta che andate al ristorante, provate ad essere educati e cordiali… il peggio che possa capitarvi, è di essere accolti con benevolenza e  sorrisi sinceri. 

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Classe 1983. Avvocato di mestiere e sommelier per vocazione, oggi addetta alle vendite ed al servizio in sala. Nel 2013 la svolta: dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Ateneo di Palermo e l’abilitazione all’esercizio della professione, abbandona la via forense per intraprendere quella dell’aceto. Nel tempo libero adora bere, leggere, mangiare e tormentare amici e conoscenti sull’importanza di “bere consapevolmente”. Non chiedetele qual è il suo vino preferito (ne ha uno all’ ora) né quanti anni ha (fatevi il conto). Ama follemente la sua terra, il vino, la musica e Miles Davies. Gesù Cristo è il suo idolo.

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