Vinitaly 2018 tra vini Beat e Tempeste di bollicine. Ecco dieci vini da bere (anche se sei un lama)

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Anche quest’anno il salone internazionale del vino e dei distillati, giunge all’epilogo, registrando complessivamente 128mila presenze da 143 nazioni: in primis gli Stati Uniti d’America seguiti da Germania, Regno Unito, Cina, Francia, Nord Europa (Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca), Canada, Russia, Giappone, Paesi Bassi.

La girandola di angoscianti presenze istituzionali, volti noti, prezzemoline e personaggi da fumetto, non è bastata per limitare l’importanza  crescente ed il consolidamento del ruolo b2b del Vinitaly a livello internazionale, con buyer selezionati e accreditati da tutto il mondo.

Il vino, grazie a Dio, continua a fare la sua parte da protagonista.

Tra nomi noti, piccole realtà e novità scoppiettanti, passi la maggior parte del tempo a sputare come un lama perché al Vinitaly, bevono sempre e solo i truzzi. Quasi, ma non sempre.

Ecco infatti  10 vini che ho dovuto/voluto mandar giù.

Beyond the clouds 2015, Alto Adige doc, Elena Walch

Il mitico vino di Elena Walch, merita la sosta.

Ottenuto da una selezione dei vitigni aziendali tra cui domina lo Chardonnay, affina in barriques di rovere francese per circa 10 mesi e per ulteriori 6 mesi in bottiglia.

Vino spaziale, ricco di profumi, intenso e dal sorso vellutato.

Da bere al tramonto, in stato contemplativo, mentre rifletti sull’universo.

La Foia 2013, Barolo Docg- Marco Curto

C’è un fazzoletto di terra in quel di Morra, da cui nascono veri e propri gioielli della natura: il Barolo la Foia ha un colore granato vivace, un profumo intenso, etereo e speziato.

Ancora giovanissimo, si apprezza comunque per la spigolosa freschezza che preannuncia la grandezza negli anni a venire.

Un vino che :”sti c***i” esprime esattamente tutto quello che c’è nel calice.

Da bere a prescindere da tutto e tutti.

La Regola, Spumante brut – Podere La Regola

L’azienda toscana nata ai primi del novecento, si converte al biologico nel 1990. Votata alla coltivazione di vitigni autoctoni quali il Sangiovese e il Vermentino, ha affiancato quella di vitigni francesi quali il Cabernet Sauvignon, il Petit Verdot, il Merlot e il Gros Manseng.

Proprio dal Gros Manseng, spumantizzato con metodo classico, nasce uno spumante brut dall’acidità dirompente, profumi floreali e crosta di pane precedono una beva sapida e freschissima.

Da bere perché praticamente nessuno conosce il Gros Manseng, per un aperitivo gradevole a scopo divulgativo. 

Severus 2015, Toscana Igt- Podere Marcampo

Il sangiovese dell’azienda Marcampo, è semplicemente diverso dagli altri sangiovese toscani: il suolo della zona di Volterra è ricco di fossili che conferiscono al vino una spiccata mineralità che esalta i raffinati aromi del vitigno e la sua naturale acidità.

La matrice tannica di questa bella 2015 è rabbonita da un affinamento di 12 mesi in botte grande.

L’annata è stata favorevole, il vino dimostra già un buon equilibro nonostante il grande potenziale evolutivo.

Da bere a fine giornata lavorativa ascoltando l’ultimo album del compianto David Bowie.

Brunello di Montalcino 2013, Col di Lamo.

100% Sangiovese, il Brunello bio di Giovanna Neri, ha un colore rosso  rubino con riflessi purpurei e un bouquet armonico, con leggeri sentori di legno, prugna e mora.

L’impatto è respingente, impenetrabile, ma si scioglie al sorso, rotondo ed equilibrato, con  un lunghissimo retrogusto di piccoli frutti rossi.

Al sorso è suadente, apparentemente schivo e si concede pienamente soltanto a chi guarda oltre le apparenze.

Un vino che sembra una profumiera ma che in realtà è semplicemente femmina.

Da bere con chi vuol essere conquistato o per lenire l’orgoglio dopo una  bruciante sconfitta. 

Mai Sentito, La staffa.

Il vino frizzante dell’azienda marchigiana la Staffa, incuriosisce sopratutto per il nome, per poi risultare accattivante  e gradevole.

E’ottenuto da uve Verdicchio rifermentate  in bottiglia che regalano una beva immediata, fresca, asciutta e dissetante.

Con i suoi profumi di frutta e lieviti ed un gusto dinamico e vivace, non è uno di quei vini indimenticabili che amerai per tutta la vita, ma di certo, ti ricorderai di averlo sentito.

Da bere con chi ti sta simpatico per continuare a ridere, o con chi ti sta sulle balle per aiutarti a tollerare.

Particella 928, Campania Fiano Igp, Cantina del Barone

Questo Fiano della famiglia Sarno, nasce da un nuovo impianto delle viti nelle particella 928, con un diverso orientamento dei filari che consento alle piante di ricevere i raggi solari in modo uniforme su tutta la chioma e  consentire al grappolo una migliore maturazione.

La classificazione non rispecchia la qualità di questo vino potente, dalle note minerali ed elegantemente sulfuree.

Vino da non perdere, chicca per enofili ed appassionati, perché è un bianco che è ben lontano dalla mistica casualità di certi vini “naturali”, che stupisce per eleganza, persistenza e piacevolezza.

Da bere se non hai paura di perdere naso e cuore dentro al bicchiere; per capire davvero che significa fiano.

Beat 2015, Molise Tintilia – Vi.Ni.Ca

Ebbene si, il Molise esiste! Lo stand non è soltanto una facciata come nei film western, lo stand è vero e ci sono pure i vini.

La Tintilia ad esempio è un vitigno autoctono dagli acini quasi blu, che regala vini ruspanti e di buona sapidità.

Questo vino è un rosso profumato, di grande freschezza e dall’ottimo rapporto qualità prezzo.

Un vino ritmato ed  anticonformista. Un vino beat.

Da bere in compagnia di amici, ascoltando Sun Rha.

Moscato Passito di Saracena 2016, Cantine Viola

Dalla Calabria con furore. Questo passito ottenuto da uve guarnaccia, malvasia, “adduroca” (termine dialettale che sta per profumata) e moscatello, ha sentori di fichi secchi, caramello e chicchi di caffè. Al sorso è fresco, intenso, dolce e concentrato.

Da bere a fine pasto, con chi vuoi perché piacerà a tutti.

Un vino che…valeva la pena conoscersi.

Tempesta, Spumante brut millesimato -Santa Maria La Nave.

Il nome richiama le condizioni estreme in cui hanno dimora i vitigni aziendali, a 1100 metri di altitudine sull’Etna, tra i vigneti più alti d’Europa.

Ottenuto con metodo classico, questo grecanico dorato figlio di una selezione massale, rispecchia al meglio il territorio da cui proviene e le cure che la titolare Sonia Mulone applica ai propri vigneti.

Sonia ti accoglie con un sorriso disarmante e luminoso da futura mamma, riuscendo a trasmettere tutta la dedizione e l’impegno profuso nei vigneti.

Un vino esplosivo e di grandissima sapidità, dall’acidità dirompente  e corroborante; travolgente, come il nome che lo rispecchia.

Da bere quando e quanto puoi. Ci piace, ci piace, ci piace!

Un sorso dopo l’altro, arriva la fine della fiera, la stanchezza si fa sentire, la testa ti gira ed il tasso alcolico è quello da contadino russo a fine giornata. 

Ma non puoi farne a meno. Questo è il gioco del Vinitaly.

Non resta che fare ammenda, e prepararsi all’appuntamento con la 53ª edizione in programma dal 7 al 10 aprile 2019, mentre il tuo fegato -nel dubbio- si costituisce parte civile.

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Classe 1983. Avvocato di mestiere e sommelier per vocazione, oggi addetta alle vendite ed al servizio in sala. Nel 2013 la svolta: dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Ateneo di Palermo e l’abilitazione all’esercizio della professione, abbandona la via forense per intraprendere quella dell’aceto. Nel tempo libero adora bere, leggere, mangiare e tormentare amici e conoscenti sull’importanza di “bere consapevolmente”. Non chiedetele qual è il suo vino preferito (ne ha uno all’ ora) né quanti anni ha (fatevi il conto). Ama follemente la sua terra, il vino, la musica e Miles Davies. Gesù Cristo è il suo idolo.

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