Giorno 2. Cronaca dal Vinitaly: la contraffazione.

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Superata la domenica istituzionale, nel ricordo delle infelici battute e delle dichiarazioni deliranti, riparte il tour fieristico.

La seconda giornata della fiera, con un affluenza superiore a quella di ieri, si apre alle 09:00 con un incontro organizzato da Coldiretti, presso lo stand nel Centro Servizi Arena.

Tema del giorno: le contraffazioni.

Un focus sulle pratiche bandite in Italia ma che all’estero sono invece permesse con evidente nocumento per la reputazione del buon vino ma soprattutto con una alterazione nella percezione del gusto da parte dei consumatori.

Lo zuccheraggio del vino è ad esempio è una piaga che ancora oggi è consentita nella maggior parte d’Europa, ad eccezione di Italia Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e in alcune aree della Francia.

Si tratta di una fregatura in pieno stile, come quando da bambini la mamma ci faceva aprire la bocca con la pizza e per poi piazzare a tradimento un cucchiaione di semolino.

Lo afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta di “un danno per i produttori mediterranei e un inganno per i consumatori che non possono fare scelte consapevoli.

Se in Europa, si abbonda con lo zucchero, negli Stati Uniti, al contrario è consentita l’aggiunta di acqua al mosto per diminuire la percentuale di zuccheri, pratica che farebbe venire un colpo anche all’uomo più astemio d’Italia.

Ci sentiamo forti di una tradizione enologia aristocratica e d’eccellenza, ma nonostante ciò, l’Unione Europea ha dato il via libera al vino senza uva autorizzando la produzione e commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti come lamponi e ribes molto diffusi nei Paesi dell’Est.

L’ultima frontiera della contraffazione, è la commercializzazione on line molto diffusa – dal Canada agli Stati Uniti fino ad alcuni Paesi dell’Unione Europea- di kit “fai da te” che grazie a polverine magiche, promettono di ottenere in casa il meglio della produzione enologica Made in Italy.

Insomma, Primitivo, Barolo e Amarone home made, un passatempo  stile “nozze di Cana” per giocare ad essere Gesù.

Secondo Coldiretti, la mancata protezione delle doc italiane nei diversi paesi favorisce l’arrivo su quei mercati di prodotti di imitazione realizzati altrove.

“ A rischio – precisa la Coldiretti – ci sono ben 5 miliardi di valore dell’export dei vini italiani a denominazione di origine ma anche l’immagine del Made in Italy e la reputazione conquistata con il lavoro di generazioni’’.

Mentre in fiera si discute di cose serissime e di tutela dell’identità nazionale, ecco che fa capolino il buon Paolo Gentiloni, l’omino dai candidi capelli che a quanto pare ricopre attualmente la carica di Capo del Governo.

Arriva in sordina, senza schiamazzi (secondo me un pò si vergogna dopo le tristi vicende di ieri) al punto che realizzi la sua presenza solamente quando un acuto operatore video -dopo averlo riconosciuto- ti taglia la strada per riprendere il passaggio di questa cometa.

Lo vedi e pensi: io questa faccia l’ho già vista…com’è che si chiama?

Anche Gentiloni alla fine ha qualcosa da dire: “I nostri prodotti vanno tutelati ma senza dazi […]Questa Italia ha bisogno di non sprecare il lavoro che è stato fatto finora, in un cammino che ci rende forti e competitivi nel mondo”.

Non è chiaro se il riferimento sia  solo al vino, oppure anche e sottilmente alla Carta Costituzione ed a tutti gli sforzi che tanti anni fa, qualcuno ha compiuto per consentirci di essere una repubblica.

Sinceramente, non ci interessa più di tanto ascoltare sempre le stesse frasi fatte; ci sono ancora troppi padiglioni da visitare.

Ad esempio il padiglione dedicato ai vini internazionali, quest’anno ancora più ricco e sfaccettato.

Focus sull’Australia e Nuova Zelanda, dove sono tutti belli, simpatici e con il tappo a vite.

Il sauvignon come sempre la fa da padrone, ma anche belle espressioni di shiraz e Cabernet sauvignon, dimostrano la crescente importanza che questi nuovi paesi del panorama vitivinicolo, assumono nel commercio internazionale.

Passaggio obbligato è l’Austria, dove approfondisco la conoscenza del Grüner Veltliner un vitigno capace di regalare vini molto diversi, beverini profumati e sottili oppure vini strutturati, complessi e profondi. Sembra un cugino del riesling, ma molto più sottile.

Anche la seconda parte della giornata vede un incontro dedicato alla lotta contro le contraffazioni: quello tra il consorzio del Prosecco Doc e della Sicilia Doc. I presidenti dei consorzi hanno infatti stipulato un patto per confermare e sviluppare insieme le attività di vigilanza e controllo di qualità delle due denominazioni nelle rispettive regioni.

Lo spirito comune è quello di far rete, per proteggere le denominazioni nel mondo e  tutelare i consumatori.

Nel frattempo il presidente della regione Veneto Luca Zaia, riceve il presidente di Confindustria Veneto Matteo Zoppas e l’inviato di Striscia e campione di Bike trial Vittorio Brumotti (?!!)

Con il primo ha discusso della candidatura di Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026, e con Brumotti?

Probabilmente della possibilità di inserire il “pestaggio di Brumotti” quale disciplina olimpica (l’inviato si è infatti presentato con la faccia tumefatta e piena di lividi). 

Il campione di super bike è comunque uscito indenne dalla fiera ed anche noi in fondo, siamo stati più tranquilli.

Un timore però serpeggia in fondo ai nostri cuori: e se arrivasse anche Berlusconi?

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Classe 1983. Avvocato di mestiere e sommelier per vocazione, oggi addetta alle vendite ed al servizio in sala. Nel 2013 la svolta: dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Ateneo di Palermo e l’abilitazione all’esercizio della professione, abbandona la via forense per intraprendere quella dell’aceto. Nel tempo libero adora bere, leggere, mangiare e tormentare amici e conoscenti sull’importanza di “bere consapevolmente”. Non chiedetele qual è il suo vino preferito (ne ha uno all’ ora) né quanti anni ha (fatevi il conto). Ama follemente la sua terra, il vino, la musica e Miles Davies. Gesù Cristo è il suo idolo.

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