LiveWine 2018. Tre giorni caldi a Milano.

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Soltanto un grande amore o una curiosità imperante, può spingerti a lasciare una caldissima Palermo carezzata dallo scirocco per raggiungere una nebbiosa ed innevata Milano.

Dal 3 al 5 marzo in occasione della quarta edizione del LiveWine, il Salone Internazionale dei Vini Artigianali, la mia dipendenza dal vino mi ha portato a sfidare neve e nebbia, trotterellare per via Corsica ed arrivare all’accredito stampa che nemmeno Omar Sharif nel Dottor ZivagoLa sala all’interno del Palazzo del ghiaccio non è grandissima ma è sufficiente per lo scopo; la location è luminosa, l’acustica rilassante ed il fascino architettonico della struttura fanno il resto.
Così, prendo un bicchiere (ovviamente portatomi a casa come souvenir) ed inizio il mio giro tra 165 espositori, forte del mio naso e della mia esperienza. All’improvviso però un dubbio mi attanaglia: cosa sono esattamente i vini artigianaliSoltanto dopo le prime dieci ore trascorse ad osservare, annusare, assaggiare e sputare come fossi un cammello, comincio a farmi un’idea. I vini artigianali, sono quei vini prodotti da vignaioli che non impongono la loro visione del vitigno attraverso pratiche agronomiche e processi di vinificazione trasfiguranti, ma lavorano in modo consapevole e sostenibile, lasciando che i vitigni si esprimano in assoluta franchezza. 

Vabbè, questa è ubriaca direte voi.

Invece -strano ma vero- nonostante tutti questi vini, sono sobria e  proverò a spiegarmi con un esempio.
Pensate all’atteggiamento di un padre verso il proprio figlio. Pensate ad un padre che sostiene il proprio figlio nella crescita e nello sviluppo, limitando la propria influenza ed assecondandone le inclinazioni ed il carattere; un papà come quello di Genitori in Blue jeansPensate poi ad un papà come quello di Gavino Ledda. Pensate ad un Padre padrone che costringe il figlio -con evidenti inclinazioni allo studio- a pascolare pecore in una rurale Sardegna, che lo trascina via dalle aule scolastiche per imporgli la propria verità assoluta: la pastorizia.

Ecco, i vini artigianali, ricadono nel primo esempio.

I vignaioli, infatti, lasciano che il vitigno esprima liberamente se stesso e l’ambiente da cui proviene con tutti i pregi ed i difetti, magari con un aspetto insolito ma con autentici -e spesso- sorprendenti profili aromatici e complessità.
Cerco di ambientarmi con un passaggio da casa che mi porta allo stand di Porta del vento, l’azienda a conduzione biodinamica di Marco Sferlazzo, sita in quel di Camporeale (PA). Qui, le storie raccontante dal catarrato, dal perricone e dal nero d’avola, sono così affascinanti che meritano un capitolo esclusivo, ma intanto rafforzano l’idea che i vini artigianali sono i figli liberi di un territorio; o li ami o li odi.  Con mia somma sorpresa, ne ho trovanti tanti di grande piacevolezza e bella beva.

Ma sono cinque quelli che ho amato. Eccoli.

1)Briccolina, Barolo Docg, Azienda Rivetto.

Rivetto storica azienda delle Langhe, volge lo sguardo al biologico e poi al biodinamico a partire dal 2009. Il Bricciolina 2012 nasce dalle vigne pioniere nell’approccio al biodinamico. Il colore è rosso rubino vibrante con accenni aranciati. Il naso preannuncia la sua complessità con profumi di viole, mora e note speziate. In bocca è freschissimo, dal tannino prominente e raffinato. Vino dal grande potenziale evolutivo che reclama ancora anni di bottiglia prima di raggiungere l’apice.

Un po’ come Leonardo Di Caprio in Buon compleanno Mr. Grape.

2) Abendrot, Souvigner gris, Thomas Niedermayr.

Thomas, subentrato al padre nella conduzione dell’azienda, ha una faccia così pulita che non potrebbe fare altro se non vini naturali. E va anche oltre. In quel di Appiano, nella provincia autonoma di Bolzano, coltiva vitigni PIWI capaci di resistere agli attacchi fungini che non richiedono l’uso fitofarmaci e fertilizzanti chimici. Nella sua tenuta, trovano dimora i vitigni Bronner, Solaris e Souvignier Gris. Ed è proprio quest’ultimo che mi rapisce.

Nato dall’incrocio tra Cabernet Sauvignon e Bronner, il Sauvinger gris di Niedermayr è incantevole. Ha un colore aranciato ed etereo, un naso armonioso di spezie, mandorla e fiori gialli. Il gusto è elegante, delicato e forte allo stesso tempo.

Un vino forte e lunare, come gli occhi di David Bowie.

3) Cirsium 2014, Cesanese di Olevano Romano DOC riserva, Damiano Ciolli

Viticoltore votato all’allevamento di un unico vitigno autoctono il Cesanese di Affile, Damiano Ciolli conferisce una nuova veste qualitativa alla viticoltura laziale. Sarà la coltivazione ad alberello, sarà che i grappoli sono attentamente selezionati, saranno i diciotto mesi nel rovere francese ed i due anni in bottiglia, ma il Cirsium è un cesanese di un’altra categoria. Il colore è un bel rosso profondo, il naso è speziato e dolce. In bocca ha una bella intensità, una trama tannica vibrante e ben bilanciata con le altre componenti del vino.

Un vino esemplare ma non supponente, come il buon Sandro Pertini ai tempi della vera Repubblica.

4)Il Torchio 2015, Vermentino Colli dei Luni DOC, Azienda Agricola Il Torchio

Per la serie: quando un’etichetta fa il suo dovere e richiama l’attenzione. I vini di Gilda ed Edoardo Musetti, viticoltori in Castelnuovo Magra (SP) hanno una veste grafica colorata e sognante, come i quadri di Marc Chagall. In questo caso, l’abito fa pure il monaco ed il loro vermentino è un bianco paglierino, dal naso accattivante con note di mela golden, maggiorana e glicine.

In bocca è freschissimo, pulito e sapido. Un vino soave, intrigante e sognante. Come la voce di Françoise Hardy.

5)Xinomavro Old roots 2013,  Xinomavro, Domaine Tatsis.

Dalla Macedonia con furore, questo rosso da uve Xinomavro è sorprendente per complessità e struttura. Al naso profumo di olive nere, mirtilli e chiodi di garofano, precedono un sorso di grande mineralità e struttura, tannini che quasi si fanno masticare e lasciano una scia gustativa lunghissima che richiama il cioccolato amaro. Un rosso senza compromessi, forte, strutturato e tagliente come Lungo Artiglio*.

Dopo centinaia di assaggi, mi porto a casa una nuova consapevolezza: non è sempre necessario intervenire per migliorare. Quando un vino è buono, è buono e basta. E quando bevi un vino buono, puoi sentire caldo anche a Milano mentre fiocca la neve.

 

 

*Lungo Artiglio: la spada donata a Jon Snow dal lord comandante Jeor Mormont.

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Classe 1983. Avvocato di mestiere e sommelier per vocazione, oggi addetta alle vendite ed al servizio in sala. Nel 2013 la svolta: dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Ateneo di Palermo e l’abilitazione all’esercizio della professione, abbandona la via forense per intraprendere quella dell’aceto. Nel tempo libero adora bere, leggere, mangiare e tormentare amici e conoscenti sull’importanza di “bere consapevolmente”. Non chiedetele qual è il suo vino preferito (ne ha uno all’ ora) né quanti anni ha (fatevi il conto). Ama follemente la sua terra, il vino, la musica e Miles Davies. Gesù Cristo è il suo idolo.

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