No Vermouth, no party! Cinque modi fighi per berlo   

in gastronerie di

Dopo anni d’incomprensibile oblio, la mitica bevanda a base di vino, è fortunatamente tornata alla ribalta.

Negli ultimi due anni, infatti, la produzione in Italia è passata da una ventina di etichette ad oltre un centinaio.

Wermut in tedesco significa artemisia (o assenzio) pianta amara aromatica per eccellenza, che caratterizza l’impronta di quello che è stato definito un “vino di lusso”, creato da tale Antonio Benedetto Carpano.

Classe 1765 Carpano era un garzone di bottega poco più che ventenne nella liquoreria e vineria di Marendazzo nell’allora Piazza delle Fiere (e scatta subito la corrispondenza di liquorosi sensi).

Il genio d’origine biellese, creò la sua formula nel retrobottega torinese nel 1786, inventando il vermouth e quindi l’aperitivo. Benedetto Carpano! Di nome e di fatto. Il successo fu tale che la rivendita venne riconvertita in un bar aperto h24.

La scelta del nome dall’eco teutonica per un prodotto tutto torinese, pare sia stata dettata dalla volontà di incensarsi la reale Casa Savoia che all’epoca declamava a gran voce la propria discendenza da Re Ottone II di Sassonia. Meglio così. Pensate se il vermouth fosse stato inventato oggi ed al posto delle eleganti donnine dai banconi dei wine bar capeggiassero locandine con il simpatico faccione della Merkel; roba da restarci sobri per sempre.

Ad ogni modo, il vermouth divenne la bevanda ufficiale dei Savoia ed accrebbe la sua fortuna che esplose nella belle epoque, nell’epoca dei raffinati calici di vetro in cui era servito, nell’epoca di ToulouseLautrec cui s’ispirarono le celebri locandine dedicate alla real bevanda.

Ballerine squattrinate e signorotti mondani si univano sotto l’egida di un’ebbrezza alcolica aromatica al ritmo forsennato del can-can.  Quando si dice, nascere nel secolo sbagliato…

Nelle sue numerose varianti da extra secco a dolce, è ottimo come aperitivo, indispensabile nella mixology e perfetto a fine pasto: con il suo retrogusto antico e la sua forza evocativa – manco fosse un film di Baz Luhrmann – il Vermouth sta vellicando di nuovo il palato degli uomini e delle donne e si ritaglia un ruolo principe nelle bottigliere dei locali alla moda.

Ecco cinque modi fighi per gustarlo:

CARPANO ANTICA FORMULA liscio/on the rocks: Il Re Carpano inventato dal genio creativo di Armando Testa, domina ancora oggi la categoria dei vermouth.

Un bicchiere di Antica Formula (dalle ore 17:30 alle 00:00) ti conferisce stile ed autorità in materia. Ha un aroma intenso d’agrumi e chiodi di garofano con un finale all’amaretto che precede una forte nota vanigliata. E’ l’aperitivo o il fine pasto dell’uomo trendy e sicuro di sé o della donna da presentare a vostra madre. Bevuto con disinvoltura nelle giuste ma robuste quantità, vi consente di avviarvi alla cena come se foste David Bowie ma in frac.

RENDEZ-VOUS con PUNT e MES:  40 ml di Punt e Mes, 20 ml di Fernet Branca e 40 ml di soda water per un cocktail di classe, intenso e deciso per chi ha tutto e niente da dimostrare. Il Punt e Mes è lo storico vermouth  di casa Carpano, con una punt dolce e mes (mezza) amara dovuta all’aggiunta di china; ricordato anche per  il  celebre logo creato sempre da Armando Testa nel 1960.

Perfetto per i disinvolti, da sorseggiare anche alla luce del sole in pieno centro, mentre lo sciù scià vi lustra la stringata dei F.lli Rossetti.

NEGRONI con VERMOUTH del PROFESSORE: è il cocktail inventato dal Conte Camillo Negroni.  Si narra che il nobile uomo sia partito dall’Americano aggiungendovi il gin (che ci piace tantissimo).

E’ ancora oggi il principe degli aperitivi, perché predispone il palato e lo stomaco al cibo che sarà consumato.

Se preparato a regola d’arte, non stanca mai e diventa eccelso con l’uso del vermouth prodotto dalla “Antica distilleria Quaglia”.

Se il barman vi guarda di traverso e dichiara di non avere questo vermouth, sentitevi in diritto di protestare o di cambiare locale. Non lo rimpiangerete.

STORICO VERMOUTH DI TORINO COCCHI con formaggi caprini: Ebbene sì, il vino aromatizzato si presta ad abbinamenti gastronomici funambolici ma nemmeno tanto azzardati. Lo Storico Vermouth di Torino colpisce per le note di cacao e arancia amara che orchestrano un piccolo campione balsamico e speziato di canfora, muschio e noce moscata.  Perfetto come ingrediente di uno strepitoso Manhattan (per i fan di Woody Allen ma anche quelli di “Sex & The City”) è sorprendente in abbinamento a formaggi caprini di media stagionatura; dedicato ai gastronauti alla continua ricerca delle colonne d’Ercole.

VESPER MARTINI: il cocktail prevede l’impiego del Kina Lillet oggi detto Lillet Blanc, vermouth francese a base di uve semillion e sauvignon blanc.

E’il cocktail di James Bond in “Casino Royale” e “Quantum of Solace”. Punto. La ricetta di Ian Fleming prevede: «tre dosi di Gordon, una di vodka, la metà di Kina Lillet».

Riservato all’uomo forte e  del buon bere, impassibile e con i gemelli ai polsini, o alla donna dal tacco dodici con il fegato da camionista, capace di scalare il K2 o rincorrere il bus senza emettere una goccia di sudore.

Liscio, mixato o abbinato, il vermouth conserverà sempre il suo allure da intellettuale bohémien e sarà sempre – oggi come ieri –  una scelta di stile.

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Classe 1983. Avvocato di mestiere e sommelier per vocazione, oggi addetta alle vendite ed al servizio in sala. Nel 2013 la svolta: dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Ateneo di Palermo e l’abilitazione all’esercizio della professione, abbandona la via forense per intraprendere quella dell’aceto. Nel tempo libero adora bere, leggere, mangiare e tormentare amici e conoscenti sull’importanza di “bere consapevolmente”. Non chiedetele qual è il suo vino preferito (ne ha uno all’ ora) né quanti anni ha (fatevi il conto). Ama follemente la sua terra, il vino, la musica e Miles Davies. Gesù Cristo è il suo idolo.

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