Beni Confiscati: da Licata un monito ai comuni. Intervista a Salvatore Vella

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“Si continua a non restituire ai cittadini ciò che è stato rubato dal cancro chiamato Cosa Nostra. Dispiace che in questa provincia (Agrigento ndr) le cose buone devono nascere sempre sotto la minaccia dell’azione giudiziaria della magistratura”.

Usa parole forti il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, Salvatore Vella, intervenuto al convegno organizzato dall’associazione “A testa alta” di Licata sul tema dei beni confiscati alla mafia. Una iniziativa dal titolo “Confiscati e abbandonati. Dalla denuncia alla proposta” che ha avuto lo scopo di portare alla luce l’inchiesta condotta dai giovani di “A testa alta” che ha rivelato anomalie e ombre che ostacolano, in provincia di Agrigento, il passaggio all’ultima fase del processo di restituzione alla collettività dei beni confiscati alla mafia: inadempimento da parte dei Comuni degli obblighi di trasparenza, ricchezze sottratte ai mafiosi lasciate da decenni in deplorevole stato di abbandono, appartamenti e terreni tolti alla mafia non utilizzati secondo le finalità di legge o abusivamente occupati da terzi. Si tratta di beni che nella grande maggioranza dei casi non vengono riutilizzati. Un paradosso se pensiamo che gli stessi beni possono costituire una “risorsa” di non poco conto per Enti Pubblici e per l’intera collettività. Il sostituto procuratore Vella nel suo intervento ha voluto sollecitare i comuni agrigentini, e non solo, affinché mettano in atto quanto dalla legge previsto; ovvero la pubblicazione degli elenchi dei beni confiscati alla mafia. Si tratta di un principio di trasparenza che può consentire a tutti (cooperative, associazioni, onlus, semplici cittadini, ecc..) di verificare lo stato dei beni confiscati e sui quali il fine ultimo è quello del riutilizzo ai fini sociali.

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Classe 1980, agrigentino è giornalista pubblicista. Finiti gli studi, si iscrive in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Catania, per poi trasferirsi all’Ateneo di Palermo. Collabora dapprima con la testata Corriere Informazione, Inizialmente si occupa principalmente di politica interna e di fatti di cronaca locale e nazionale. La sua caparbietà lo porta a collaborare con varie testate nazionali, e locali. Da piccolo rimane influenzato dai fatti di cronaca che hanno condizionato la Sicilia e l’Italia intera. Con la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nasce dentro di sé la consapevolezza che “giustizia” e “giornalismo” sono due concetti strettamente legati. Inizia a studiare e rimane colpito dalle storie di giornalisti uccisi dalla mafia: Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Beppe Alfano, Mario Francese e tanti altri. Attualmente è cofondatore e direttore responsabile di Scrivo Libero News, un portale di informazione online della provincia di Agrigento; un giornale “giovane” che rappresenta un punto di vista libero e obiettivo nel panorama dell’informazione locale. Il suo sogno nel cassetto è quello di “restare” a vivere ad Agrigento, terra di pirandelliana memoria, dalle mille contraddizioni, ma dall’incontenibile fascino “mediterraneo”.

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