Ivan Lo Bello e la sua antimafia

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“La responsabilità del dominio della mafia è anche della borghesia meridionale, che ha sempre concepito l’imprenditoria come un’attività di rapina”. Queste, le parole del vice-presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello a seguito della pubblicazione del suo libro nel 2011, scritto a più mani insieme a presidente del Senato, Pietro Grasso e Nicola Gratteri, magistrato del tribunale di Reggio Calabria. Peccato che ad oggi l’imprenditore nato a Catania è accusato da parte della procura di Potenza di associazione a delinquere in merito all’inchiesta sul petrolio della Basilicata.
Le carte dello scandalo “petrolio” ha già portato gli arresti di numerosi imprenditori e politici, addirittura il Ministro Guidi ha dovuto abbandonare la sua poltrona istituzionale.

L’uomo di Confindustria contro il racket

Ivan Lo Bello è l’uomo di Confindustria che aveva portato la rivoluzione dell’antimafia tra gli uffici di Viale Astronomia. Nel 2015 è stato eletto anche al vertice di Unioncamere.

Per anni è stato a debita distanza da inchieste giudiziarie che hanno coinvolto personaggi dell’associazione degli industriali e politici con cui ha intrattenuto relazioni e rapporti di lavoro. Ma questa volta ad incastrare il numero due dell’associazione degli industriali e il suo amico, Gianluca Gemelli. Uno dei protagonisti dell’inchiesta lucana. Secondo gli inquirenti proprio Lo Bello avrebbe fatto pressioni al ministro Graziano Delrio per ottenere la proroga al vertice dell’Autorità portuale di Augusta di Alberto Cozzo. Nomina preziosa per lo stesso Gemelli il quale da anni voleva creare nel porto di Augusta un centro di stoccaggio del petrolio.

L’amicizia con il “Golden boy” Gemelli

Il rapporto tra Lo Bello e Gemelli, è uno dei migliori. Entrambi hanno vissuto a Siracusa ed insieme hanno fondato la Sga Service. Società ad oggi poco attiva nel campo dell’energia.

Proprio Lo Bello, ha ‘lanciato’ in Confindustria giovani il compagno della Guidi. Anni in cui Ivan Lo Bello, dopo dieci anni nel consiglio d’amministrazione al Banco di Sicilia, era ai vertici di Confindustria Sicilia. Elezione scaturita grazie alle sue battaglie a favore della legalità e l’antimafia. Una rivoluzione antiracket in salsa siciliana che ha visto accanto all’oggi indagato Lo Bello, numerose associazioni contro le mafie, politici e personaggi illustri di Confindustria, come Antonello Montante, indagato per concorso esterno a cosa nostra dalla procura di Caltanissetta.

La solidarietà ad Antonello Montante

L’accusa per Montante è pesante: aver messo “in modo continuativo a disposizione” degli Arnone (Paolino e Vincenzo, padre e figlio, boss di Serradifalco) “la propria attività imprenditoriale”.Montante, amico d’infanzia di Arnone Jr. (che fu suo testimone di nozze), avrebbe favorito l’impresa del mafioso, consentendogli di vincere gare e assumendo personale da lui indicato. In cambio avrebbe ricevuto sostegno per la scalata confindustriale e una “polizza assicurativa” contro le richieste di pizzo.Nei giorni in cui i media parlavano della vicenda giudiziaria che ha travolto Montante, delegato alla legalità in Confindustria, la solidarietà da parte di Lo Bello è arrivata chiara diretta, senza giri di parole: ”Montante deve restare al suo posto, deve continuare nel suo ruolo. Gode della fiducia di tutto il sistema confindustriale per la sua storia che non può essere scalfita dalla scarsissima credibilità di soggetti, di pseudo-pentiti interessati solo a delegittimare”.

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Giornalista freelance. Che tradotto in italiano significa povero e precario. Trentenne di Palermo scrivo anche per L’ Espresso. Cerco di avvicinarmi all’ormai morente, giornalismo d’inchiesta. Mi piace la fotografica analogica, i quadri di Cy Twombly ed i tatuaggi. Nel tempo libero pratico la boxe tailandese. “Zero tituli” come diceva Morinho, ossia zero premi o roba prestigiosa da raccontarvi.

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