Agrigento, Museo Diocesano Minissi: un edificio “fastidioso” da demolire

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Demolire il Museo Diocesano di Arte Sacra, progettato da Franco Minissi nel centro storico di Agrigento.

Sarebbe questo il destino cui starebbe andando incontro una delle strutture più significative dell’arte, non solo agrigentina, che segnerà un nuovo capitolo nel centro storico di una città che tenta di rinascere dopo anni di mala amministrazione.

Finirà probabilmente così il museo Diocesano di Agrigento, un edificio di architettura moderna inaugurato nel 1964, allestito, chiuso nel 1966 e adesso prossimo alla demolizione.

Il Museo Diocesano “Minissi” è stato custode del tesoro della Cattedrale e della storia della Chiesa Agrigentina e che, secondo alcuni, potrebbe tornare all’antico splendore se non si profilasse una soluzione finale irreversibile. Una struttura che è stata più volte consolidata, negli anni ’70 e ’80, e sulla quale pare si potrebbe imputare, seppur in mina parte, un aggravio sul costone argilloso sottostante.

La richiesta di abbattimento

L’orami “ex Museo Diocesano Minissi” è stato infatti oggetto di discussione in un vertice, dello scorso 12 gennaio 2016, tenuto al Dipartimento Regionale di Protezione Civile in cui l’Ufficio Beni Culturali della Curia ha richiesto il finanziamento per l’abbattimento dell’immobile. La motivazione sarebbe da ricondurre al tentativo di “mitigare la pressione di carico sul Colle San Gerlando” che, come oramai noto, sta mettendo a serio rischio la stabilità della Cattedrale di Agrigento.

C’è chi dice no

Un intervento quanto mai oggetto di discussione e polemiche che ha subito visto la città dividersi fra favorevoli e contrari alla demolizione. Fra quest’ultimi Giovanni Nocera, agrigentino di nascita e appassionato di politica e social media. Un giovane che nel suo libro “In memoria del Museo Diocesano di Agrigento” ha voluto lanciare un monito per la salvaguardia della struttura: “Già nel 2012, nel corso del tavolo tecnico sulla situazione della frana che interessa il costone nord del Colle di Girgenti, al quale parteciparono numerosi enti, si prospettò la possibilità dell’abbattimento della struttura, ma allo stesso tavolo furono manifestate le perplessità della Soprintendenza per i BB. CC. AA. di Agrigento, ma soprattutto fu evidenziato nella perizia tecnica che il peso della struttura del Museo Diocesano di Agrigento è ininfluente sul costone”. Un monito che è stato anche messo nero su bianco in una missiva inviata alla Soprintendenza dei Beni Culturali di Agrigento, nella quale si è chiesto di salvaguardare la struttura dato l’importante valore culturale di un’opera icona di architettura moderna incastonata nel centro storico medievale, tra due monumenti storici.

Le ragioni della Curia

Di parere diverso il direttore dei Beni Culturali Ecclesiastici e parroco della cattedrale, Don Giuseppe Pontillo, secondo il quale nella relazione tecnica del prof. Valore, geotecnico incaricato di studiare il rischio idrogeologico del colle agrigentino, il “peso” della struttura sulla stabilità del colle è riferito ad un concetto più generale, in quanto influisce solo in minima parte rispetto alla complessità della situazione. “Si tratta di una struttura – evidenzia padre Pontillo – la cui soluzione della demolizione rappresenta una ‘estrema ratio’ rispetto ad un pericolo che insiste su tutto il colle e di cui la Curia è direttamente responsabile in quanto proprietaria dello stabile. Con le dovute assicurazioni e garanzie, noi saremmo anche disposti a cederlo a 1 euro a chiunque volesse diventarne proprietario. D’altronde in passato la Curia aveva tentato di ottenere finanziamenti regionali per il restauro dell’immobile. Finanziamenti – tiene a precisare Padre Pontillo – che sono anche stati concessi, ma poi revocati proprio perché riguardavano un edificio costruito sul colle a rischio crollo”.

Insomma, un atteggiamento cautelativo, quello della Curia, il cui interesse primario resta sempre quello della salvaguardia della Cattedrale. La memoria storica comunque, fanno sapere dalla Curia, non andrebbe persa visto che al posto dell’ex Museo Diocesano l’intera area sarebbe riqualificata con un belvedere che riprenderebbe lo stile architettonico progettato da Franco Minissi.

Nessun progetto inviato alla Soprintendenza

Prudente invece la posizione della Soprintendenza dei Beni Culturali di Agrigento che, investita del caso in questione, ha evidenziato come “presso questa amministrazione e per le necessarie autorizzazioni, non è pervenuto nessun progetto di ristrutturazione o demolizione riguardante l’ex museo. Qualsiasi eventuale futuro progetto, sarà esaminato con la dovuta attenzione, tenuto conto della delicatezza del sito, dell’importanza del sistema urbano e delle qualità dell’immobile”.

“Fastidioso” e “discusso” questo Museo che già nel non lontano 2006 ricevette la prima richiesta di demolizione in vista di una “messa in sicurezza del crinale” e che oggi avrebbe rappresentato uno dei posti più significatici per l’architettura del XX secolo e per il patrimonio artistico mondiale. Un tentativo “drastico”, ma forse necessario, che sembra dividere l’opinione pubblica.

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Classe 1980, agrigentino è giornalista pubblicista. Finiti gli studi, si iscrive in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Catania, per poi trasferirsi all’Ateneo di Palermo. Collabora dapprima con la testata Corriere Informazione, Inizialmente si occupa principalmente di politica interna e di fatti di cronaca locale e nazionale. La sua caparbietà lo porta a collaborare con varie testate nazionali, e locali. Da piccolo rimane influenzato dai fatti di cronaca che hanno condizionato la Sicilia e l’Italia intera. Con la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nasce dentro di sé la consapevolezza che “giustizia” e “giornalismo” sono due concetti strettamente legati. Inizia a studiare e rimane colpito dalle storie di giornalisti uccisi dalla mafia: Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Beppe Alfano, Mario Francese e tanti altri. Attualmente è cofondatore e direttore responsabile di Scrivo Libero News, un portale di informazione online della provincia di Agrigento; un giornale “giovane” che rappresenta un punto di vista libero e obiettivo nel panorama dell’informazione locale. Il suo sogno nel cassetto è quello di “restare” a vivere ad Agrigento, terra di pirandelliana memoria, dalle mille contraddizioni, ma dall’incontenibile fascino “mediterraneo”.

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