Agrigento, i depuratori che inquinano: un disastro ambientale annunciato

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Agrigento, terra di paradossi e contraddizioni. È nella terra di Luigi Pirandello che infatti accade l’inverosimile. Questa volta a far finire una fra le ultime province d’Italia nell’occhio del ciclone mediatico è la vicenda relativa agli impianti di depurazione, o meglio a quelle strutture che avrebbero dovuto depurare le acque e che invece non assolvevano alla loro naturale funzione. In alcuni casi quello che entra nei depuratori esce più inquinato.

 

Un paradosso che ha portato di recente al sequestro di quattro depuratori nell’agrigentino; tutti gestiti da Girgenti Acque, l’ente che coordina il servizio idrico in provincia: Agrigento, Licata, Favara e Cattolica Eraclea. Ad essi si aggiunge anche la struttura di Palma di Montechiaro, gestito però dal Comune, sequestrato nel luglio del 2015 e tornato in funzione solo dopo pochi mesi.

A condurre una vera e propria battaglia, l’associazione ambientalista MareAmico Agrigento che da parecchio tempo si era occupata di questa situazione, al punto da definirla “la madre di tutte le battaglie”. Il riferimento è in particolare all’ultimo sequestro in ordine di tempo effettuato dalla Procura della Repubblica di Agrigento, che ha posto i sigilli all’impianto del popoloso quartiere del Villaggio Mosè di Agrigento. Accade infatti che al depuratore, che ha una portata di 4 litri al secondo, arriverebbero circa 40 litri al secondo, finendo per scaricare i reflui direttamente a mare.

Un vero “disastro ambientale” dove “le acque che fuoriescono – afferma Claudio Lombardo di MareAmico – sono peggiori di quelle che entrano nell’impianto; così facendo non si danneggiano solo i luoghi circostanti, ma anche i fiumi e i mari”. “Quest’impianto – continua Claudio Lombardo – costruito per 1.000 utenze riceveva 12.000 utenze, tra cui alcune di tipo industriale; inoltre non aveva mai ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione – successiva al 1998 – ed addirittura continuava ad inquinare il mare nonostante avesse invece ricevuto il diniego dell’autorizzazione allo scarico”.

Stesso discorso per l’impianto di depurazione di Favara, che sarebbe la causa dell’inquinamento del Fiume Naro e del Mare di Cannatello.

A Licata invece accade che la struttura, pur essendo idonea da un punto di vista strutturale, è carente della necessaria autorizzazione allo scarico. “Sostanzialmente – dichiara il primo cittadino di Licata, Angelo Cambiano – il depuratore di Licata è una struttura attualmente sprovvista di autorizzazione allo scarico dal lontano 1999-2000, ovvero da quando fu costruito. Non ha mai avuto l’autorizzazione allo scarico perchè la concessione venne rilasciata dall’Assessorato Regionale, per quello che mi è dato sapere dalle numerose conferenze dei servizi dove è stato affrontato il problema, con alcune prescrizioni a condizione che venissero realizzate determinate opere, tra le quali la realizzazione di un pennello a mare per allontanare lo scarico dalla foce“. “Il depuratore – continua Angelo Cambiano – nonostante l’Arpa qualche settimana addietro, presso l’Ato Idrico, affermava che strutturalmente il depuratore può funzionare, e funziona, non è provvisto di autorizzazione allo scarico. Personalmente, vengo chiamato in causa come massima autorità sanitaria locale. Abbiamo naturalmente sollecitato più volte l’Asp e l’Arpa per chiedere se fosse possibile adottare un’ordinanza contingibile ed urgente, ma non ho avuto alcuna risposta. Probabilmente si era a conoscenza di un’inchiesta da parte della magistratura che ora ha portato al sequestro della struttura”. “La cosa strana – conclude Cambiano – è l’aspetto che mi colpì principalmente nelle varie riunioni è quello relativo al modulo terziario per l’utilizzo dei reflui in agricoltura. Nel 2006 viene rilasciata dall’Assessorato Regionale l’autorizzazione all’installazione del modulo terziario. Si è verificato così che un depuratore senza autorizzazione a cui la Regione rilascia un’ulteriore autorizzazione per il modulo terziario“.

Una situazione paradossale che vede inquinare fiumi, valloni e aree incontaminate come quella di Cattolica eraclea, dove il “disastro ecologico” ha riguardato la foce del fiume Platani e gran parte delle campagne circostanti. Tutto contaminato, così come il vallone sant’Antonio. Motivi quest’ultimi che hanno indotto la Procura della Repubblica a sequestrare le strutture e indagare i vertici di Girgenti Acque e non solo.

Ben cinque depuratori sequestrati negli ultimi mesi: “Noi – sottolinea Claudio Lombardo – siamo certi e ci auspichiamo che il numero degli impianti sotto sequestro crescerà, perché in provincia quasi tutti i depuratori sono fuori dai parametri di legge”.

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Classe 1980, agrigentino è giornalista pubblicista. Finiti gli studi, si iscrive in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Catania, per poi trasferirsi all’Ateneo di Palermo. Collabora dapprima con la testata Corriere Informazione, Inizialmente si occupa principalmente di politica interna e di fatti di cronaca locale e nazionale. La sua caparbietà lo porta a collaborare con varie testate nazionali, e locali. Da piccolo rimane influenzato dai fatti di cronaca che hanno condizionato la Sicilia e l’Italia intera. Con la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nasce dentro di sé la consapevolezza che “giustizia” e “giornalismo” sono due concetti strettamente legati. Inizia a studiare e rimane colpito dalle storie di giornalisti uccisi dalla mafia: Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Beppe Alfano, Mario Francese e tanti altri. Attualmente è cofondatore e direttore responsabile di Scrivo Libero News, un portale di informazione online della provincia di Agrigento; un giornale “giovane” che rappresenta un punto di vista libero e obiettivo nel panorama dell’informazione locale. Il suo sogno nel cassetto è quello di “restare” a vivere ad Agrigento, terra di pirandelliana memoria, dalle mille contraddizioni, ma dall’incontenibile fascino “mediterraneo”.

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